Gaetano Fontana, l'intervista: "Sarà sempre più il Napoli di Ancelotti"

L'ex centrocampista azzurro plaude anche all'arrivo di Manolas

Mentre il calciomercato è in pieno fermento sabato prende il via la stagione 2019-20 per la Società Sportiva Calcio Napoli che, per il nono anno consecutivo, svolgerà il ritiro a Dimaro. Dopo aver conseguito il secondo posto per il terzo anno consecutivo e aver riconfermato la partecipazione alla Champions League la compagine partenopea riparte dalla guida di Carlo Ancelotti, cardine del nuovo progetto tecnico varato dalla società lo scorso anno. Dalla leadership e dal carisma dell'allenatore, sempre più chiamato ad incidere sulla trasformazione tecnico-tattica e mentale della rosa a sua disposizione, riparte la stagione del club di De Laurentiis. Questa la certezza da cui parte la dettagliata analisi di Gaetano Fontana, talentuoso centrocampista del  primo Napoli di De Laurentiis, allenatore in diverse formazioni delle serie minori e apprezzato opinionista tv.

Sabato inizia l'avventura del Napoli edizione 2019-20. Che stagione ti aspetti?

"Mi aspetto una stagione sempre più nel segno di Ancelotti. Il tecnico ha ereditato l'ottimo lavoro svolto da Sarri e lo ha plasmato, nel corso del tempo, secondo le sue idee tattiche. L'esempio della trasformazione di Fabian Ruiz, inventato centrocampista centrale con eccellenti risultati, rende al meglio il concetto di valorizzazione delle risorse in maniera congrua alle idee dell'allenatore, premessa indispensabile perché la squadra possa continuare ad essere competitiva sui diversi fronti".

Quanto e come potrà cambiare l'apporto di Ancelotti rispetto alla prima annata vissuta alle pendici del Vesuvio?

"Ancelotti al debutto ha conquistato un grande risultato perché non era facile confermarsi secondi. Può incidere ancora di più perché conosce appieno il parco giocatori e potrà operare un mutamento dal punto di vista dell'idea di calcio con un gioco ancora più offensivo come lo stesso mister ha annunciato".

Gli arrivi di Manolas e Di Lorenzo cambiano in parte faccia alla difesa. Quali caratteristiche portano in dote i nuovi arrivati? 

"Si tratta di elementi di prima fascia. La partenza di Albiol lasciava un vuoto non indifferente che poteva essere colmato solo con un elemento di spessore assoluto. Manolas è un leader carismatico e non tira mai indietro la gamba, caratteristiche che sicuramente piacciono al pubblico. La società sta operando una scrematura optando per elementi funzionali all'idea di calcio che si vuole praticare. Sembra lecito attendersi un acquisto di spessore a centrocampo".

Su che tipo di profilo credi che la società possa concentrare le sue attenzioni? 

"Credo che la società punti su un giocatore in grado di portare in dote le due fasi, quelli che in Inghilterra si chiamano box to box. Deve saper palleggiare ma anche possedere capacità organiche in termini di struttura fisica, corsa e interdizione per offrire un apporto significativo anche in fase difensiva. Vicino a Fabian Ruiz occorre un giocatore con caratteristiche similari, l'ideale sarebbe un Allan più dotato come struttura fisica.  L'arrivo di James Rodriguez potrebbe rappresentare la ciliegina sulla torta, il fuoriclasse in grado di esaltare il San Paolo. L'arrivo del colombiano amplia sicuramente il ventaglio di opzioni tattiche disponibili perché permette il ritorno al trequartista oltre all'adozione del 4-2-3-1. Il tuo parere da analista amante della tattica. Questa è la direzione intrapresa già nello scorso torneo quando alle spalle del riferimento centrale hanno giocato sia Mertens che Insigne, il tema tattico appare ormai chiaro. Il colombiano sarebbe, nel ruolo di sottopunta, un interprete fondamentale e di classe assoluta, incentivato a dare ancora di più dal rapporto speciale che lo lega ad un allenatore sotto la cui guida ha espresso il meglio delle proprie qualità. Le scelte sembrano ben definite". 

Condividi l'idea della società che difende a spada tratta Milik o inseriresti un secondo numero nove in organico?

"Io andrei sulle priorità. Capisco il pensiero della società e dell'allenatore. Milik per me va difeso tutta la vita perché ha avuto due gravi incidenti che gli hanno impedito di esprimere le sue qualità. Fondamentale per la sua crescita il rapporto di fiducia instaurato con il mister che ha creduto nelle potenzialità del ragazzo preferendolo  spesso a compagni che potevano sembrare più in forma confermando la presenza di un centravanti fisicamente forte come uno dei cardini della sua idea di calcio". 

L'arrivo di Sarri segna una rivoluzione tecnica in casa Juventus. Il suo arrivo insieme ai primi acquisti già operati aumenta ulteriormente il gap con la concorrenza? 

"Bisognerà verificare l'aumento del gap con le concorrenti. La società sta conducendo un mercato funzionale a trovare elementi vogliosi di svolgere un certo tipo di lavoro che in alcune occasioni, nella carriera del tecnico, ha incontrato resistenze. Sarri è sicuramente un valore aggiunto che costituisce un cambio di marcia proiettato alla ricerca della Champions attraverso uno stile di gioco che fa della gestione della palla e della pressione alta per il recupero due cardini principali".

Come l'Inter di Conte si inserirà nella lotta per il vertice?

"Credo che il cambio più significativo sia nel pensiero della società. Marotta e Conte portano in dote l’esperienza maturata e condivisa nella Juventus. Si ridurranno drasticamente tutti i fenomeni di natura individualistica e credo che assisteremo ad una lettura univoca dell’idea tattica".

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