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Dopo 75 anni emerge la vera storia di Enzo Stimolo, il 'Capitano' eroe delle Quattro Giornate

Dopo 75 anni è emersa la vera storia di uno dei principali protagonisti delle Quattro giornate di Napoli (28 settembre – 1 ottobre 1943) che culminarono con la cacciata dei nazisti dalla città. Si tratta di Vincenzo Stimolo, il personaggio del ‘Capitano’ magnificamente interpretato da Gian Maria Volonté nel film “Le quattro giornate di Napoli” (1962) del regista Nanni Loy. Stimolo fu l’artefice di uno degli episodi più gloriosi di quegli eventi, la liberazione di una cinquantina di napoletani che i tedeschi tenevano in ostaggio nello stadio del Vomero e delle trattative con il comandante tedesco a Napoli, colonnello Scholl, che consentirono alla città di non subire ulteriori danni durante l’evacuazione degli occupanti. Non pago di quelle imprese, subito dopo la loro entrata a Napoli, Stimolo prese contatto con le truppe alleate, fu arruolato come agente segreto e mandato in missione a Genova, ancora occupata dai tedeschi come tutto il centro-nord. Lì vivrà un anno e mezzo ‘al cardiopalma’ mantenendo i collegamenti tra gli alleati (con cui era in contatto via radio), i partigiani e i partiti democratici in clandestinità e compiendo con estremo coraggio ogni genere di impresa rischiosa. E proprio in una di queste imprese, in circostanze rimaste misteriose, morirà nel febbraio 1945. A Vincenzo Stimolo è dedicato il recente volume di Gaetano Barbarulo dal titolo “Una vita al cardiopalma. La vera storia di Enzo Stimolo, il ‘Capitano’ delle Quattro giornate di Napoli”, edito dalle Edizioni Scientifiche Italiane di Napoli, che verrà presentato a Napoli giovedì 9 gennaio alle 17,30 presso la Bibliomediateca Ethos e Nomos di via Bernini 50 (scala B). Interverranno Guido D’Agostino, Annamaria Palmieri e Mario Rovinello. Il libro, che fa seguito ad una lunga e accurata ricerca d’archivio, svolta tra Italia e Stati Uniti, dimostra la totale inesattezza delle poche notizie finora note su Stimolo, alla cui diffusione aveva contribuito lo stesso film di Loy. Nel film e nella letteratura resistenziale Vincenzo Stimolo viene rappresentato come un capitano dell’esercito, mutilato nel braccio sinistro, reduce dalla campagna di Russia. In realtà il ‘Capitano’ non era un ufficiale, non era mutilato e, prima delle Quattro giornate, non aveva partecipato ad alcuna azione militare. Aveva dietro di sé, anzi, un passato piuttosto burrascoso e avventuroso, vissuto anch’esso ‘al cardiopalma’, in un succedersi di eventi che l’autore delinea con estrema precisione storica. Il volume, come scrive Guido D’Agostino, presidente dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, “si legge davvero come ci si trovasse di fronte ad un romanzo, quasi un ‘noir’, o a capitoli di una vita avventurosa, spericolata, ma anche straordinaria per coraggio e fedeltà ad imperativi interiori. Ogni pagina reca una scoperta, squarcia un velo di mistero e di stupefacente, continua invenzione”. Citando poi Barbarulo, “questa non è la storia di un intellettuale e neppure quella di un eroe senza macchia. E’ la vita, vissuta, fuori dagli schemi consueti, di un uomo di straordinario coraggio, una vita rimasta quasi del tutto sottotraccia, almeno finora”.

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