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De Laurentiis alla presentazione della mostra di Warhol a Napoli

Tra icone, ritratti e serigrafiche dai colori fluo, non è passata inosservata la presenza del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis – mercoledì 25 settembre, nella Basilica di Pietrasanta di Napoli - alla presentazione della mostra “Andy Warhol”.

Una esposizione di oltre 200 opere – che sarà aperta al pubblico dal 26 settembre fino al 23 febbraio 2020 – le quali ripercorrono la vita artistica del genio americano della pop art, suddivise in sette sezioni: Icone; Ritratti; Disegni; Warhol e l’Italia; Warhol e il brand; Musica; Polaroid e acetati.

In particolare, è proprio visitando la sezione “Warhol e l’Italia” che è possibile percepire il legame particolare che l’artista americano aveva con la città partenopea: «Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come quella di New York.» Il visitatore, infatti, rimane subito colpito dalla serie “Vesuvius” (1985): tre quadri che ritraggono il vulcano in eruzione con colori pop-espressionistici e antinaturalistici perché, come spiegò lo stesso Warhol: «Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario e anche un pezzo di scultura. […] Credo sia un po’ come la bomba atomica.» Un vulcano dove il colore predominante è il rosso della lava che, in questa rappresentazione, è da intendersi come espressione della passione e dell’estro creativo che ribolle nelle vene di Napoli, una “città bazar", come era stata definita dallo stesso artista americano.

Una visione che, in un certo senso, rispecchia quanto detto da Aurelio De Laurentiis durante la conferenza stampa: «Napoli può superare Roma. Poiché non può essere più protagonista da un punto di vista politico, è bene che lo sia da un punto di vista dell’arte e di tutte le attività che hanno a che fare con la creatività».

Il presidente del Napoli ha poi concluso dicendo: «Noi eravamo e siamo un Paese ricchissimo sotto il profilo culturale, ma non siamo in grado di esportarla, perché nasciamo poveri. Siamo poveri nelle scuole. Le istituzioni hanno paura dei giovani. In Italia non vengono stimolati i giovani, le istituzioni fanno ben poco». Rosy Merola

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