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I residuati bellici in mare: cosa fare in caso di ritrovamento

Le bombe inabissate durante la Seconda Guerra Mondiale sono ancora oggi fonte di pericolo. L’estate 2018 tarda climaticamente ad arrivare, ma quando esploderà e i lidi saranno affollati di vacanzieri, il potenziale distruttivo degli ordigni inesplosi raggiungerà il suo culmine. L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e il suo Dipartimento Ordigni Bellici Inesplosi lanciano l’allarme. I numeri purtroppo parlano chiaro: nel 2017 i Nuclei S.D.A.I. Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi della Marina Militare hanno rimosso circa 22mila residuati bellici tra mare, laghi e fiumi. Nella prima metà di quest’anno sono già oltre 10mila, e le condizioni meteorologiche avverse, registrate a inizio stagione balneare, hanno finora limitato la pratica delle immersioni subacquee. I ritrovamenti non sono comunque mancati. Il 17 giugno, a Cerveteri, è stato individuato in mare un ordigno bellico inesploso a poche decine di metri dalla riva. Il 22 giugno, sull´isola di Favignana, i Palombari dello SDAI di Augusta hanno operato per identificare un possibile ordigno esplosivo, rinvenuto da un apneista a 10 metri di profondità e 100 dalla costa. Com’è noto le immersioni sportive possono effettuarsi in apnea o con le bombole. Nel primo caso ci si immerge con la maschera e l’aeratore. Se non ci si cala da una barca, è facile ipotizzare che il bagnante non sia lontano dalla costa e perciò non dovrebbe trovare residuati. Tale teoria è smentita dalle notizie dei quotidiani locali. La scorsa estate alcuni ragazzi, in vacanza a Torre Colimena, hanno identificato una bomba d’aereo a meno di 20 metri dalla riva e soli due metri di profondità. Discorso diverso per i sub brevettati. Si immergono con erogatori, bombole e non lasciano mai nulla al caso, calcolano e prevedono tutte le fasi dell’immersione. Il sommozzatore sportivo difficilmente si cala da una scogliera, più comunemente utilizza una barca ben equipaggiata. Tali immersioni raramente vengono effettuate in solitaria, generalmente in gruppo. Il pericolo degli ordigni bellici inesplosi sussiste anche per loro. L’involucro esterno dei residuati inabissati, a distanza di tanti anni tende ad assumere i colori dell’habitat marino. Il fondale potrebbe essere sabbioso, scoglioso, colorato o variegato di sfumature. Gli ordigni potrebbero così apparire semi insabbiati o celati tra scogli. Come si deve comportare il sub che pensa d’aver individuato un residuato bellico? Importantissimo è non cedere alla tentazione di toccarlo o smuoverlo. La prima cosa da fare è segnalare agli altri sub di allontanarsi. Evitando di sollevare la sabbia, deve scattare delle foto al presunto ordigno e al fondale che lo circonda. Se possibile, deve collegare un galleggiante da segnalazione ad un masso non troppo vicino al presunto ordigno, quindi, rispettando tempi e curva di sicurezza, deve risalire, segnare il punto GPS e avvisare la Capitaneria di Porto. Con queste semplici, ma fondamentali operazioni, aiuterà gli uomini della Guardia Costiera a risolvere più velocemente l’emergenza in corso.

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