Quando a Napoli " 'e pezze 'e tenevamo pe' niente e mò 'e tenimmo 'nfaccia a li cazune!"

La pezza per i napoletani veraci indica la cartamoneta, rigorosamente da "sfardellare", cioè rendere meno pesante, ridurre in spiccioli, da spendere con più facilità. L'origine di questo modo di dire

Al tempo dei Borboni la "pezza" era una moneta del valore di 12 carlini. Il termine entrò rapidamente nella lingua napoletana per indicare le banconote di carta di grosso valore

"Sfardellame 'sta pezza" era quello che diceva chi aveva una banconota di grosso taglio da cambiare. 

"Tanno e pezze 'e tenevano po' niente e mò 'e tenimmo 'nfaccia a li cazune!" -  "Allora i soldi erano alla portata di tutti mentre oggi abbiamo i pantaloni rattoppati" -  si dice invece per raffrontare un periodo in cui si stava decisamente meglio sotto il profilo economico al presente: la frase si deve al celebre poeta, giornalista e cantore di Napoli Ferdinando Russo, che la usò in una "macchietta", cioè un breve racconto satirico pubblicato su Il Mattino, e gli valse una denuncia per vilipendio alle istituzioni: fu però prosciolto in istruttoria  

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