Il bastone di San Giuseppe, tra miracoli e devozione popolare|Foto esclusive

Dopo quasi 300 anni, la reliquia è stata esposta di nuovo lo scorso 19 marzo scorso, in occasione delle celebrazioni della festività di San Giuseppe e oggi mostrata in esclusiva a NapoliToday

Il Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe dell’Opera di Vestire i Nudi è un gioiello di arte e di storia nascosto nel groviglio di vicoli a ridosso di via Salvator Rosa. L’esterno del palazzo non lascia trapelare in alcun modo lo splendore dell’interno che la generosa passione del sovrintendente, Ugo de Flaviis, sta restituendo alla città. Iniziando da una reliquia rarissima, in cui si fondono storia, fede, tradizione e mito. Stiamo parlando della “Mazzarella di San Giuseppe”, cioè il bastone da sempre associato nell’iconografia classica alla rappresentazione di San Giuseppe, padre putativo di Gesù. Ebbene, il bastone di San Giuseppe è da secoli custodito a Napoli dove è stato oggetto di devozione popolare.

I fedeli, fino a circa 300 anni fa, facevano file lunghissime per poterlo toccare e assicurarsi così miracoli e benefici. E non erano pochi quelli che cercavano di portarne via un pezzetto, grattandone la superficie con le unghie: da qui il detto “non sfruculiare la mazzarella di San Giuseppe”- cioè non sfregare il bastone del Santo - ancora oggi utilizzato  come avvertimento tra il serio e lo scherzoso a tenere un comportamento non provocatorio. Fatto in legno di rosa, con a vista i nodi delle spine, a far data dal 1732 era  lentamente trapassato nella dimensione del mito, conservato in una teca della Confraternita di San Giuseppe dei Nudi per evitarne il deterioramento dovuto al desiderio dei fedeli di toccarlo e ai tentativi di portarne via pezzetti. Dopo quasi 300 anni, la reliquia è stata esposta di nuovo lo scorso 19 marzo scorso, in occasione delle celebrazioni della festività di San Giuseppe e oggi mostrata in esclusiva a NapoliToday in attesa delle nuove iniziative. Tra gli obiettivi del prossimo futuro, in particolare, l'apertura del Museo della Confraternita per consentire ai napoletani (e non solo) di tornare ad ammirare la "mazzarella" senza poterla però sfruculiare perché, per ovvi motivi, custodita in un'apposita teca, protetta da sistemi d'allarme.

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