Protesi del ginocchio, quando è necessario l’intervento: risponde l’esperto

“Alla protesi si ricorre in tutti i casi di artrosi severa dove vi è stato un fallimento della fisioterapia e/o delle infiltrazioni di acido ialuronico. E’, comunque necessario, ricorrere a una visita specialistica in presenza di traumi, lesioni e infiammazioni dell'articolazione”. L’intervista al dott. Valerio Esposito

Dott. Valerio Esposito

Il ginocchio è un’articolazione importantissima perché sorregge il nostro corpo e ci consente di compiere i movimenti di flessione ed estensione. E’ posta tra il femore, la tibia e la rotula, ed è composta da diversi elementi quali la cartilagine articolare (che permette lo scorrimento dell’articolazione e impedisce alle ossa di sfregare tra loro e consumarsi), i legamenti crociati, responsabili della stabilizzazione centrale dell'articolazione, e i menischi (strutture cartilaginose che forniscono stabilità all’articolazione e nel contempo funzionano da ammortizzatori). Essendo, quindi, un’articolazione sottoposta a un continuo stress meccanico può andare incontro ad eventi traumatici o a processi degenerativi (come l’artrosi, l’artrite reumatoide, l’emofilia) che danneggiano il ginocchio portando dolore, gonfiore o scarsa mobilità. Se il danno è severo e debilitante, non risolvibile con l’utilizzo di farmaci e la riabilitazione con fisioterapia, è necessario il ricorso alla sostituzione protesica del ginocchio. NapoliToday ha chiesto al dott. Valerio Esposito, fisioterapista esperto in riabilitazione ortopedica e sportiva, quando è necessario ricorrere all’intervento e dopo quanto tempo si ha un recupero completo della funzionalità del ginocchio.

Quali danni può subire il ginocchio?

“Il ginocchio è un’articolazione di primaria importanza per il nostro corpo. Ci garantisce la stazione eretta ed è in grado di ammortizzare le diverse sollecitazioni che il corpo subisce ad ogni movimento, anche durante una semplice passeggiata. A seconda dell’età e delle attività (quotidiane e sportive) che svolge ogni singolo soggetto, si possono riscontrare disfunzioni e infortuni di diverso tipo. Essendo un’articolazione molto complessa, gli infortuni possono essere molteplici e variabili, tra i più frequenti ci sono: la rottura del legamento crociato anteriore o dei menischi, la tendinopatia rotulea, l’instabilita articolare e il paramorfismo posturale (ginocchio varo valgo)”.

In presenza di quali sintomi è necessario intervenire?

“E’ necessario intervenire nei processi acuti, traumi, infiammazioni peritendinee e capsulari, lesioni di alcune componenti articolari. In questi casi bisognerà sottoporsi ad una visita specialistica e far valutare a un bravo ortopedico se è il caso di operare o di optare per un trattamento conservativo. Tuttavia, la patologia più severa è senz’altro quella degenerativa che porta dolore, bruciore e impossibilità nel movimento per uno sfregamento eccessivo dei capi articolari causato dall’usura della cartilagine”.

Quali sono i soggetti più a rischio?

“I soggetti più esposti sono gli anziani di età compresa tra i 60 e gli 80 anni, i pazienti in sovrappeso o che hanno avuto alterazioni meccaniche della struttura anatomica. L’artrosi tende a svilupparsi maggiormente in tutti quei soggetti che, per il sovrappeso o per una disfunzione della struttura anatomica, esercitano un’iperpressione a livello articolare spostando il carico sulle strutture rimanenti”.

Quando si ricorre alla protesi di ginocchio e quali tipi di intervento esistono?

“Alla protesi si ricorre in tutti i casi di artrosi severa (stadio 3-4) dove vi è stato un fallimento terapeutico rappresentato da fisioterapia e/o infiltrazioni di acido ialuronico. Lo sviluppo dell’artrosi può essere identificato precisamente in tre zone del ginocchio: femoro-rotulea, femoro-tibiale mediale, femoro-tibiale laterale. In questi casi si utilizzano protesi monocompartimentale (sostituzione protesica parziale si un singolo segmento), bicomporatimentale o tricompartimentale (totale). Un’altra grande differenza è tra protesi cementate e non cementate: queste durano di più rispetto alle prime e favoriscono una stabilità precoce post-intervento”.

Quanto dura il periodo di riabilitazione? Che ruolo ha la fisioterapia nel decorso post-operatorio?

Il periodo post-operatorio si articola, generalmente, in tre fasi. Nella prima l’attenzione è concentrata sul recupero massimale del rom, soprattutto in estensione, poichè, a ginocchio flesso, il riflesso di contrazione del quadricipite viene inibito e non sarebbe possibile il rinforzo muscolare. Nella seconda, la terapia passa da una fase passiva ad una attiva (dopo i primi 7 giorni) dove il paziente è al centro del proprio percorso riabilitativo (deve svolgere in maniera autonoma esercizi dinamici volti al recupero dell’atrofia muscolare e della stabilità). In questa fase l’attenzione è rivolta anche al recupero della deambulazione soprattuto in quei pazienti che hanno assunto un errato schema motorio antalgico negli anni. Nella terza fase vi è il ripristino del gesto motorio, anche attraverso la riproduzione di gesta lavorative che verranno riprodotte una volta terminata la degenza. Il periodo di riabilitazione dura complessivamente circa tre mesi, i sintomi dolorosi si possono, però, prolungare fino a 12 mesi”.

Quanto dura una protesi?

“Le case protesiche assicurano una durata di 18 anni. Tuttavia, ci sono molti casi in cui dopo 25 anni la protesi sta ancora bene e non è necessaria la sostituzione”.

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