Coronavirus, l’appello del Prof D’Andrea: “Non dimentichiamo i pazienti non Covid”

“Molti dei miei pazienti con patologie severe, condizionati dalla psicosi collettiva, rifiutano il ricovero per paura di contrarre il virus. Bisogna rassicurarli!”. L’intervista al Presidente Sicpre, Direttore del reparto di Chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico

Prof. Francesco D'Andrea

Sono circa 10 mila gli operatori sanitari contagiati e 77 i medici morti per Covid-19. A rischiare ogni giorno il contagio non sono solo coloro che operano in prima linea, ma anche chi sta continuando a lavorare in ospedale, seppur con un’attività ridotta e tra le mille difficoltà, per assistere i malati non covid con patologie severe. Molti pazienti affetti da malattie importanti, come tumori cutanei o alla mammella, e che necessitano di una continuità nella cura, condizionati dalla psicosi collettiva, rifiutano il ricovero in ospedale per paura di contrarre il nuovo coronavirus. Per alcuni pazienti non sottoporsi all’operazione o sospendere la cura significa rischiare la vita e compromettere la prognosi. A sollevare la problematica è il Prof. Francesco D’Andrea, Presidente SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica) e Direttore del reparto di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell'ospedale Policlinico Federico II di Napoli.

- Prof. D’Andrea, nonostante le difficoltà legate all’emergenza covid, la Chirurgia plastica e ricostruttiva continua a lavorare..

Prima di rispondere, vorrei ringraziare tutti i nostri soci, liberi professionisti, giovani specializzandi, ospedalieri e universitari, che si sono resi disponibili a lasciare il ruolo di chirurgo plastico per ricoprire quello di operatore volontario al servizio dei malati covid nelle aree maggiormente colpite. Detto questo, i chirurghi plastici ospedalieri continuano a lavorare nel rispetto di quelle che sono le direttive nazionali e regionali. Con l’impegno di sempre, ma con un’attività ridotta per dare maggiore spazio ai pazienti covid, continuiamo a trattare solo i casi urgenti e indifferibili, quali traumi acuti, ustioni e tumori. Nonostante i vari ospedali italiani, come anche il Policlinico, abbiano previsto percorsi covid e percorsi non covid gestiti nel rispetto del principio di contenimento della diffusione del virus, molti pazienti, affetti da patologie importanti, rifiutano di sottoporsi all’operazione. Il riscontro non solo nostro, ma a livello nazionale, è proprio questo: ci sono pazienti spaventati che preferiscono trascurare la malattia di cui sono portatori per evitare di contrarre il virus. Oggi si parla solo di covid-19 e dell’emergenza sanitaria in atto, ma non ci si può dimenticare degli altri pazienti, e soprattutto di quelle malattie che richiedono una continuità nella cura. Molti pazienti, condizionati dalla psicosi collettiva, seppur affetti da malattie gravi, rifiutano di sottoporsi all’operazione: questo perché hanno più paura del virus che di una malattia importante come un tumore cutaneo o della mammella. Noi operatori sanitari del settore, ci sentiamo di dire che, nonostante l’ospedale possa rappresentare una fonte di contagio, continuiamo a lavorare mettendo in atto tutte le misure per operare in sicurezza, e lo facciamo attraverso un’attenta analisi dei pazienti che ricoveriamo e operiamo”.

- Come risponde ai pazienti, con patologie importanti, che rifiutano il ricovero?

“Cerco di rassicurarli spiegando che esistono misure efficaci di sicurezza e di prevenzione del contagio anche negli ospedali. Gli ambulatori non sono più affollati, i ricoveri vengono fatti in maniera cadenzata, i pazienti che devono essere ricoverati vengono esaminati prima di essere ammessi in ospedale. Il messaggio che lancio ai miei pazienti è di non preoccuparsi perché la loro salute è garantita dalle misure di controllo dell’infezione, e, soprattutto, di non trascurare la malattia di cui sono portatori”.

- Qual è il protocollo che seguite prima di ricoverare un paziente?

“Su indicazione dell’azienda, procediamo con un triage telefonico: i pazienti in lista per essere operati perché affetti da tumori gravi della cute o della mammella, vengono interrogati telefonicamente attraverso un questionario specifico per capire se presentano o meno segni di infezione in atto. Se ci sono sospetti, i pazienti vengono prima isolati e poi testati in maniera più approfondita dal loro medico di base. Se è in corso l’infezione vengono isolati e, se necessario, sottoposti alla terapia domiciliare. Se non sono presenti segni di infezione, si procede con il ricovero. Quando il paziente arriva in ospedale viene sottoposto a un ulteriore screening: come prima cosa si misura la temperatura. I pazienti che hanno una febbricola o una febbre conclamata vengono rinviati a casa e affidati al medico di base. In ospedale vengono ricoverati solo i pazienti che clinicamente non hanno segni di infezione. Per evitare il rischio di contagio i ricoveri sono limitati e in stanze possibilmente singole in cui viene rispettata la distanza di sicurezza. Se è possibile si opta per un ricovero giornaliero in modo che il tempo di permanenza in ospedale per il paziente sia ridotto al minimo”.

- Sono tanti i medici e gli operatori sanitari contagiati o che hanno perso la vita a causa del covid-19. Cosa si sarebbe potuto fare in Campania per tutelare meglio pazienti e operatori sanitari?

“Si sarebbero potute sfruttare alcune strutture ospedaliere, e alcune cliniche private accreditate, per trasformarle in strutture per patologie non covid. In questo modo una stessa struttura non avrebbe accolto sia pazienti covid che pazienti non covid. Un’altra cosa che si dovrebbe fare è sottoporre a tampone tutti i medici. C’è una percentuale molto alta di persone asintomatiche portatrici covid, tra cui anche i medici, che, se non isolati, possono diventare i principali diffusori della malattia, come è accaduto nel Nord Italia. Sottoporre a uno screening non solo i medici, ma anche tutti coloro che continuano ad avere un contatto costante con il pubblico (quindi dipendenti dei supermercati, farmacisti, ecc), isolando chi risulta positivo, ridurrebbe ulteriormente il rischio di contagio”.

- Oltre alla carenza di tamponi, il personale medico denuncia con forza anche la mancanza di protezioni individuali. Com’è la situazione al Policlinico per quanto riguarda i DPI (dispositivi di protezione individuali)?

“Tutti gli operatori sanitari che non lavorano in prima linea possono richiedere le mascherine, che rimangono comunque contingentate. Per prenderle è necessario firmare evitando, così, che ci sia uno spreco. Gli occhiali, un altro presidio importante, e le famose mascherine FFP3 E FFP2 sono, invece, riservati a coloro che operano in prima linea. Ci sono, quindi, le mascherine e gli occhiali, seppur contingentati, ma mancano le tute complete, quelle che proteggono integralmente. Il presidente della Regione Campania ha annunciato che presto arriveranno i kit rapidi per il test Covid-19 e che saranno utilizzati per tutelare il personale sanitario. Se ne parla da giorni, ma ad oggi ancora nessuno di noi è stato screenato”.

- Quando questa emergenza sarà finita il governo si rimboccherà le maniche per risolvere le criticità del nostro sistema sanitario e per tutelare "diversamente" i diritti del personale medico?

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“L’auspicio non solo nostro, dei chirurghi plastici, ma di tutti gli operatori sanitari, è questo. Oggi siamo considerati eroi e angeli, pur facendo il lavoro di sempre. Ci auguriamo che anche dopo questa emergenza l’attenzione sulla categoria dei medici e degli operatori sanitari rimanga alta, e che alcune “caratteristiche” del settore vengano riviste. Mi riferisco gli stipendi dei medici e degli operatori sanitari che sono tra i più bassi del mondo occidentale; mi riferisco ai contenziosi medico-legali che non hanno alcuna valenza e si basano unicamente su atti speculativi di alcuni uffici legali; mi riferisco alla colpa medica che in Italia è ancora considerata un reato. L’auspicio è che, finito questo brutto periodo, ci si ricordi di quanto premesso e non si lasci tutto come prima”.

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