Arteterapia, cos’è e come funziona? Ce ne parla l’esperta

"Si tratta di una disciplina che, attraverso l'utilizzo di differenti linguaggi artistici, mira al benessere globale della persona promuovendo l’espressione del proprio mondo interiore”. L’intervista alla dott.ssa Tiziana Taperino

I medici potranno prescrivere ai propri pazienti una visita gratuita al museo. L’iniziativa è parte di un progetto pilota ideato dal Museo delle Belle Arti di Montreal (Canada) in partnership con l'Associazione Medici Francofoni. Alle cure tradizionali sarà accostata, quindi, una terapia complementare basata sull’incontro tra paziente e opera d’arte. Negli ultimi anni, anche in Italia, alcuni ospedali hanno avviato collaborazioni con istituzioni artistiche per la costruzione di sale cinema, giardini pensili e l’allestimento dei propri corridoi con ingrandimenti di opere d’arte. Ma perchè l’arte? Quali sono i benefici che apporta? Per rispondere a questa domanda basta pensare alle emozioni che può regalare la fruizione di un dipinto, l’ascolto di una melodia o la lettura di un libro. Il contatto con la cultura stimola emozioni positive e restituisce al soggetto fruitore/autore un benessere psico-fisico generale. Già nell’antichità l’arte era considerata un efficace strumento terapeutico: si pensi al teatro greco che con i suoi rituali, ritmi e coro, costituiva un "appoggio arteterapeutico" di massa, oppure a certi canti militari che servivano a lenire la paura dei combattenti. Ma solo nel 1950 l'arteterapia cominciò ad avere un suo peso nella cura dei disturbi psichici. Utilizzata come tecnica riabilitativa e/o di sostegno, iniziò ad essere applicata da professionisti esperti nei più diversi campi, che andavano dalla musica alla letteratura, dalla pittura alla fotografia. Oggi è una disciplina utilizzata anche nell'ambito della medicina. NapoliToday ha intervistato la dott.ssa Tiziana Taperino, psicologa clinica e arteterapeuta, esperta nell’utilizzo delle tecniche di fototerapia e fotografia terapeutica, per capire come l’arte agisce sulla sfera emozionale del paziente e come viene strutturato un percorso arteterapeutico.

Dott.ssa, cos’è l’arteterapia?

“Giocando un poco, per rompere il ghiaccio, potrei risponderti che arteterapia è una parola che spesso “spaventa” coloro che ne sentono parlare per la prima volta. Questo perché l’arte e la terapia possono evocare vissuti di incapacità, da un lato, e difese rispetto a un presunto malessere, dall’altro. Insomma: “Non ne sono capace e non ne ho bisogno, non sono un artista e non mi serve lo psicologo!”. Nulla di tutto questo però è l’arteterapia. Le due componenti che la definiscono, in realtà, fanno riferimento rispettivamente alla creatività e al prendersi cura, esperienze note e familiari a tutti nel quotidiano. Tornando seri, allora, l’arteterapia è una disciplina che attraverso differenti linguaggi artistici, come pittura, fotografia, musica, danza, teatro e scrittura, mira al benessere globale della persona promuovendo l’espressione del proprio mondo interiore, la consapevolezza e la conoscenza di sé, nonché l’attivazione di risorse personali. Dobbiamo parlare più correttamente però di arti-terapie, per tenere conto della varietà di linguaggi e modelli utilizzati dai vari professionisti in Italia e all’estero".

Che legame c’è tra la psicologia e l’arte?

"La psicologia è interessata all’uomo e a ogni sua forma di espressione, l’arte rappresenta per questo motivo un oggetto di attenzione e studio al quale si sono dedicati nomi celebri come Freud e Jung. Il legame, quindi, tra le due è fortissimo e lontano nel tempo. Arte e psicologia hanno un obiettivo comune che è quello di provare a dare forma e voce a ciò che è indicibile, e rendere, quindi, comprensibile ciò che, spesso, non lo è nell’immediato. L’arte, attraverso il suo linguaggio simbolico e diretto, viene in soccorso alla psicologia nella conoscenza delle dinamiche profonde individuali e relazionali. Allo stesso modo la psicologia ci permette di avvicinarci all’opera e all’artista in una modalità attiva di ascolto e riflessione, entrando nel processo creativo, e scoprendo i passaggi e i movimenti che si nascondono dietro a quelle che, apparentemente, sembrano scelte stilistiche arbitrarie ma che, in realtà, sono frutto di un preciso contesto socio-culturale-personale".

Come agisce l’arte sulla sfera emotiva del paziente?

“"Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima” diceva in maniera molto semplice George Bernard Shaw. Attraverso l’arte, le emozioni risuonano, abbiamo l’occasione di riconoscerci, ritrovarci o vederci per la prima volta senza maschere, possiamo dare forma alle nostre sensazioni, sentirci meno soli e non giudicati. L’arte permette di gestire le proprie emozioni, a partire dalla loro espressione e fino alla loro elaborazione. A questo proposito ti voglio raccontare della mia pagina Facebook "Storie di luce" sulla quale condivido, ogni giorno, degli stimoli visivi accompagnati da brani più o meno noti e riflessioni personali. Mi capita, frequentemente, di ricevere messaggi privati nei quali gli utenti mi ringraziano perché, attraverso la semplice condivisione di quei post, hanno avuto l’occasione di fermarsi e riflettere su una loro problematica, hanno trovato le parole giuste per descrivere un particolare momento di vita o, ancora, hanno messo in dubbio qualche certezza, e si sono aperti a nuove possibilità. Ecco, è così che l’arte agisce sulle nostre emozioni".

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