Aids, a Napoli 100 casi all'anno. L'allarme dei medici: "Nessuno ne parla"

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Nessuno ne parla, forse i più giovani nemmeno sanno bene cos'è. Eppure, l'infezione da Hiv e la conseguente contrazione dell'Aids continuano a colpire. "Nel mondo sono circa 80 milioni i casi - spiega Vincenzo Sangiovanni, direttore della terza divisione dell'Ospedale Cotugno - in Campania si registrano circa 200 casi all'anno, in linea col dato nazionale. Napoli assorbe il 60 per cento della casistica regionale: per il 2018 ci attestiamo intorno ai 100 casi. L'età media è 39 anni, con un'oscillazione che va dai 20 ai 60". 

Sebbene la cura per l'Aids abbia fatto passi da gigante, resta una malattia pericolosa e, in alcuni casi, letale: "Ancora oggi si può morire di Aids - ammette Rodolfo Punzi, direttore del Dipartimento malattie infettive del Cotugno - anche se molto meno rispetto a 20 anni fa. Grazie all'introduzione dei farmaci retrovirali è possibile garantire anche a chi è inetto una vita assolutamente normale. Però è fondamentale la diagnosi in tempi utili, perché chi non sa di essere malato può andare incontro alla morte". 

A guardare le statistiche, la fetta di chi scopre di aver contratto l'infezione tardivamente è ampia e rappresenta quasi la metà dei casi. Le spiegazioni possono essere molteplici: "Credo che la principale sia che di questa malattia non si parla più - spiega Vincenzo Esposito, direttore unità malattie infettive di genere dell'ospedale - Se prima tra pubblicità progresso e interventi nelle scuole si faceva molta prevenzione, oggi tutto questo non c'è. Il risultato è che ci troviamo di fronte a una platea inconsapevole e che, quindi, non si controlla. E' per questo motivo che non riusciamo ad abbassare i dati di questa patologia". 

L'infezione da Hiv si contrae attraverso il sangue. Se a cavallo tra gli anni 80 e 90 l'Aids riguardava principalmente tossicodipendenti, quelli che condividevano le siringhe, e gli omosessuali che avevano rapporti sessuali non protetti, lo scenario dei giorni nostri è profondamente cambiato. Il bacino relativo al consumo di droga si è quasi del tutto azzerato e la trasmissione avviene quasi esclusivamente per via sessuale. La categoria più colpita, oggi, è quella degli eterosessuali: "Gli omosessuali sono molto più attenti - afferma Elio Manzillo, direttore unità malattie dell'immigrazione del Cotugno - hanno rapporti più protetti e si controllano. Invece, gli eterosessuali non lo fanno, per ignoranza, oppure per paura di essere emarginati. Anche gli extracomunitari irregolari sono una categoria a rischio perché non possono accedere ai controlli". 

Da trent'anni, l'Ospedale Cotugno mette in campo azioni per contrastare l'Aids. "Abbiamo reparti per il ricovero degli infetti - racconta Rodolfo Punzi - ma siamo attrezzati anche per il day hospital e per l'assistenza domiciliare. Inoltre, possiamo somministrare medicinali a chi pensa che sarà soggetto a rapporti sessuali non protetti oppure per quelle coppie in cui una persona e malata e l'altra no". 

Nel 2019, il Cotugno farà un ulteriore passo avanti: "Fino a oggi - prosegue Esposito - spesso non era possibile vaccinare un paziente affetto da Aids. L'Ospedale ha fatto uno sforzo per la realizzazione di un centro vaccinale specializzato per questi casi". Una novità molto importante, visto che questa patologia colpisce il sistema immunitario. Come se non bastasse, il presidio ospedaliero offre la possibilità di controlli e analisi in totale anonimato, così da preservare la privacy di chi sospetta di aver contratto l'infezione. 

L'allerta dei medici resta alta, soprattutto di fronte all'ignoranza in cui sono piombate, soprattutto le giovani generazioni: "Tutto il mondo degli eterosessuali adolescenti è a noi sconosciuto - ammette Manzillo - Loro non sono consapevoli del pericolo e hanno un bassissimo grado di conoscenza di questa patologia. Scopriremo solo tra 20 anni se avranno contratto la malattia". 

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