Unioni civili, Langella (Ala): “No a stepchild adoction”

Sì alle Unioni Civili, perché in tema di diritti e doveri, è giusto che siano riconosciuti alla coppia, ma non voterò la stepchild adoption perché i bimbi non si fabbricano né si comprano al supermarket

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

ROMA. “Sì alle Unioni Civili, perché in tema di diritti e doveri, è giusto che siano riconosciuti alla coppia, ma non voterò la stepchild adoption perché i bimbi non si fabbricano né si comprano al supermarket”. Lo dice, in una nota, il senatore Pietro Langella (Alleanza Liberalpopolare-Autonomie), membro della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, intervenendo nel dibattito sull’iter della legge sulle unioni civili.

“Sento spesso parlare di ‘diritti’ - prosegue Langella - come se, in quest’epoca, l’avere un figlio fosse, di per sé, un diritto indiscutibile, un principio eterno e immutabile e non, invece, un desiderio o per meglio dire, un dono, una grazia”.

“I bambini - aggiunge il parlamentare di ALA - non sono merce che si compra sulle bancarelle. Posso comprendere diritti e doveri di una coppia in materia di eredità, mutua assistenza, pensioni, ma che c’entrano i figli?”.

“Fuor di metafora - chiarisce Langella - la legge che ci apprestiamo a discutere rischia di autorizzare una  pratica che, con una definizione che non piacerà certo ai puristi, si chiama ‘utero in affitto’. Una pratica che consente ad uomo di dare il suo seme ad una donna, magari pagandola bene, salvo poi prendersi il figlio appena concepito e farlo adottare dal compagno. E viceversa, a una donna di procurarsi il seme da uno sconosciuto, fare un figlio con lui e poi condividerlo con la partner. Be’, scusatemi se parlo senza giri di parole, ma contro questa specie di mercato che dire immorale è dir poco, io non ci sto”.

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