Nasce l’alleanza degli istituti meridionalisti contro le autonomie che condannano il sud

Nicola Squitieri e Francesco Saverio Coppola (Associazione internazionale Guido Dorso di Napoli): “Una alleanza per superare gli individualismi del Sud, per migliorare la classe dirigente e avviare una strategia comunicativa unitaria”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Si è costituita l’Alleanza degli Istituti Meridionalisti su iniziativa dell’Osservatorio Regionale Banche Imprese di Economia e Finanza di Bari, l’Associazione internazionale Guido Dorso di Napoli, l’Istituto Esperti per lo Studio del Territorio e il Dipartimento Studi Territoriali di Palermo, tutte organizzazioni impegnate da decenni in attività di studio, ricerca e divulgazione per favorire lo sviluppo del Mezzogiorno. Aperta alle organizzazioni similari delle regioni del Sud Italia che ne condivideranno le finalità, l’alleanza produrrà ricerche e approfondimenti comuni sull’economia del Sud Italia e strategie unitarie con l’obiettivo di tutelare gli interessi economici e sociali del meridione in una logica di sviluppo sostenibile e con una visione nazionale, europea e mediterranea. “Un importante punto di partenza - dichiarano Nicola Squitieri e Francesco Saverio Coppola dell’Associazione internazionale Guido Dorso - per superare gli individualismi del Sud, per migliorare la classe dirigente e avviare una strategia comunicativa unitaria”. Secondo l’AIM, infatti, va bloccata la pericolosa deriva che vede il Mezzogiorno scivolare verso situazioni di sottosviluppo senza ritorno, dalla desertificazione industriale al depauperamento demografico alla massiccia migrazione delle sue energie migliori. Il rallentamento dei processi di istituzione delle ZES (Zone Economiche Speciali) e di infrastrutturazione e organizzazione delle ALI (Aree Logistiche Attrezzate), l’assenza di politiche industriali efficaci in grado di stimolare e attrarre investimenti, rappresentano tutti freni che pesano come macigni sul Mezzogiorno. Il grave e pericoloso rallentamento della crescita che allontana addirittura al 2030 il recupero delle condizioni pre-crisi mentre il gap con il Nord si allarga, non sono più tollerabili. La stessa autonomia rafforzata per le regioni del Nord, ormai pericolosamente ai nastri di partenza costituirà, secondo i quattro istituti meridionalisti, un’ulteriore condanna del Mezzogiorno, non solo sul piano dello sviluppo industriale ma anche su quello sociale, della sanità, della scuola e della mobilità. L’autonomia è un valore se inserita entro i recinti costituzionali dell’unità della Nazione, della solidarietà dello Stato e della garanzia di uguali prestazioni per tutti i cittadini. Solo in questo contesto l’autonomia può divenire un valore in grado di conferire efficacia ed efficienza a tutti i territori. L’AIM, dunque, rivolge un appello perché si apra un tavolo di confronto con tutto il sistema nazionale, istituzionale ed economico-sociale. L’AIM intende operare congiuntamente mettendo insieme risorse, ricerche, studi, capacità di osservazione dei territori e lancia la sua iniziativa a favore di un Mezzogiorno responsabile, proiettato con tutte le sue forze a perseguire obiettivi di sviluppo condivisi che blocchino le pericolose derive in atto. L’auspicio è che in questo percorso siano coinvolti soggetti territoriali e istituzionali, locali, regionali e nazionali. “L'annuncio dell’alleanza tra istituti meridionalisti proprio nel giorno in cui il provvedimento sulle autonomie rafforzate è all’esame del Consiglio dei Ministri non è casuale – dichiara il presidente dell’Osservatorio Banche Imprese Salvatore Matarrese -. È un segnale di forte sinergia tra diverse realtà delle regioni del Mezzogiorno con la finalità di riportare questo territorio al centro della politica economica italiana affinché, dopo decenni di infingimenti, possa essere intrapreso un reale percorso di crescita e sviluppo. Le autonomie rafforzate aumentano il divario economico e sociale, non portano alcun beneficio e potrebbero essere foriere di una pericolosa deriva per l'Italia intera. È necessario che con responsabilità il Governo blocchi questo provvedimento, primo atto di una possibile disgregazione del nostro Paese, e faccia scelte chiare di programmazione economica su come dotare il Sud di servizi e infrastrutture pari a quelle del Nord Italia, rendendolo attrattivo per gli investimenti”. “E’ un passo importante – dichiara il presidente dell’Istituto Esperti per lo Studio del Territorio (ISESST) di Palermo Pietro Busetta - per mettere insieme professionalità e ricercatori del Mezzogiorno in un momento di profonda crisi del pensiero meridionalista, e per stimolare un’azione di governo che passi dal Mezzogiorno del divano al Mezzogiorno dell’azione”.

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