Elezioni, l'intervista a Aragno (PaP): "Fronte comune contro Salvini? Il solito stratagemma"

Il candidato alle Suppletive di Potere al Popolo attacca la scelta di de Magistris di candidare Ruotolo insieme a Pd e Iv ("Ennesimo episodio di trasformismo della politica italiana") e spiega gli obiettivi del suo movimento

Giuseppe Aragno è il candidato di Potere al Popolo alle elezioni suppletive per il Settimo Collegio, che si svolgeranno il prossimo 23 febbraio. L'abbiamo intervistato in vista dell'appuntamento alle urne, approfondendo con lui tematiche politiche di interesse locale ma soprattutto nazionale.

Professor Aragno, può presentarsi a quei nostri lettori che non la conoscono?
“Sono soprattutto uno storico, un militante. Un uomo di una sinistra che probabilmente non esiste quasi più. E in questo momento, non so se occasionalmente o accidentalmente, sono candidato con Potere al Popolo per le elezioni suppletive al Senato. Non amo parlare molto di me”.

Cosa l'ha spinta a questa candidatura, perché proprio adesso?
“All'inizio la mia idea era usare le elezioni suppletive come un'occasione per riaprire il ragionamento tra pezzi di sinistra che non si parlano quasi più. Però è andato tutto a rotoli. Saltata la mia candidatura con demA ho pensato però che ritirarsi sarebbe stato vile, e anche per riconoscenza nei confronti dei compagni ho proseguito. Questa è la ragione contingente”.

C'è anche una ragione più strettamente politica?
“La la mia impressione era che non ci sarebbe stata una candidatura di sinistra apertamente antiliberista, non c'era ancora la candidatura Ruotolo. Il senso della mia partecipazione è – tra le tante voci neoliberiste che non si distinguono tra loro – far sentire quella di chi pensa esista un'altra maniera di affrontare i problemi. Una visione che non ha al centro soldi e bilanci, in cui questi non hanno più importanza delle persone. Una politica che salva i bilanci e uccide le persone è una politica senza senso”.

Cos'è successo con demA?
“Avevo chiesto al sindaco se riteneva valida l'idea di una mia candidatura, lui mi rispose che era d'accordo. Disse di sì, mi chiese di proseguire, gli chiesi di occuparsene personalmente. Non lo fece, se ne occupò Panini, che mi disse invece non ero adatto perché 'uomo troppo di sinistra'. Hanno quindi mandato tutto a morire. Certo si è candidata una brave e stimabile persona, Ruotolo, però dietro di lui emergono le forze responsabili della crisi politica del Paese. Prima il Pd, poi addirittura Renzi. DemA è sempre stata su posizioni più avanzate, poi improvvisamente si è alleata a quelli che di fatto sono stati i nemici di de Magistris in questi anni. Con forze che ritengo di destra, perché per me la destra più pericolosa in questo Paese è rappresentata da Renzi, dal Pd. Basta guardare le leggi che hanno fatto negli ultimi anni”.

C'erano state avvisaglie dello spostamento di demA?
“Ero in demA come dirigente, poi ho lasciato tempo fa quando cominciò a darmi la sensazione di avere una linea politica possibilista in tutte le direzioni. Che poi si potesse arrivare ad una scelta così radicale e brutale, non me lo aspettavo. Non voglio essere polemico oltre il necessario, però ho la sensazione che da Depretis a oggi questo sia l'ennesimo episodio di trasformismo della politica italiana. Sono uno storico e vi dico che, in tutta onestà, ha fatto più male questo al Paese che non la terribile cesura delle esperienze di Crispi e del Fascismo. La scelta autoritaria, quando possibile e quando reale, ha prodotto la guerra di Liberazione e la Repubblica, quindi paradossalmente ha prodotto sbocchi positivi. La scelta della continuità invece, la scelta 'mi tengo le cose mie e do l'impressione di un cambiamento', quella è stata la più perniciosa della storia d'Italia”.

Ma anche a sinistra Potere al Popolo a Napoli non ha altri alleati.
“Siamo rimasti soli perché da un lato non è andata bene con de Magistris, dall'altro – e mi prendo le mie responsabilità – avrei dovuto interpellare i segretari delle altre forze politiche di sinistra, che in buona fede ho dato per scontato restassero con de Magistris. Ho chiesto scusa, e di fronte a questa situazione pensavo ci fosse la saggezza di non fare questioni di metodo sulla mia candidatura se non a risultato acquisito. Invece, si è scelto di non dare indicazioni di voto. Mi è sembrata un'altra vicenda amara e inaspettata, ma la politica è fatta anche di questo. E forse quando si cercano le spiegazioni della crisi della sinistra, queste ragioni sono anche in queste cose, piccole cose, ma decisive”.

Eppure l'appello in genere è fare fronte comune contro l'avanzata soprattutto di Salvini.
“Infatti dobbiamo confrontarci con un teorema che è stato costruito ad arte, ha funzionato in Emilia e può funzionare anche qui. C'è l'onda nera, il pericolo fascista. È una barzelletta, che Salvini sia un Mussolini redivivo. È la giustifica del fronte comune, che viene poi solitamente nobilitato dal nome dell'uomo incorrotto e incorruttibile. Sono stratagemmi vecchi come Noè, che servono solo a coprire manovre di palazzo, accordi che sono presi senza consultare la gente, e che possono dare solo risultati negativi. Al di là di chi vince o perde, trionfa la politica vecchia, quella che ci ha portato in una condizione di sfascio”.

È un'accusa che si può rivolgere anche alle Sardine?
“Le Sardine potrebbero essere un segnale positivo, è sempre positivo che la gente si muova e rimproveri ad una classe dirigente l'ignoranza e l'incapacità. Ma quando assumono posizioni sembrano chiaramente eterodirette, non rispondono alle domande fondamentali che il Paese si pone. Ad esempio il decreto sicurezza non si cambia, non esistono vie di mezzo: va eliminato. Cosa ci può essere di buono in quello che hanno fatto prima Minniti e poi in continuità Salvini? Prima i Girotondini, poi le Sardine. Mi pare degli schemi si ripetano in maniera sistematica, ma non per spingere il Paese in avanti, ma per conservare lo status quo. Se il meglio che si può ritrovare nel Paese è il Pd dell'Emilia che vuole l'autonomismo regionale come lo vuole la Lega, allora vuol dire che il Paese non ha speranze”.

Il “voto utile” contro Salvini potrebbe penalizzarvi?
“Potremmo pagare in termini elettorali il 'fronte unico' com'è successo in Emilia Romagna. Questo darà di Potere al Popolo un'immagine deformata, e sembrerà molto più debole di quanto non è in realtà. Eppure sui territori, quando non funziona il voto utile, quando non si usano gli spauracchi dell'onda nera, siamo una realtà che sta crescendo. Ci sono tante Case del Popolo, il modello dell'ex Opg sta diventando modello di governo diverso della città. Cose che si fanno, non promesse, come l'ambulatorio popolare, l'ufficio legale gratis. E i risultati si vedono, come ad esempio è stato il caso di Napoli Sotterranea, dove abbiamo messo a posto una situazione che era vergognosa. Certo si può perdere, ci accuseranno di aver diviso la sinistra, ma sarà un'accusa falsa. Invece abbiamo avuto l'occasione di aprire canali di comunicazione che ci consentiranno di crescere domani”.

Come si inserisce Potere al Popolo nel dibattito politico italiano, qual è il suo futuro?
“Con tutti i nostri limiti e con le nostre difficoltà, credo siamo l'unico movimento politico al quale non si possa rimproverare di fare sceneggiate. Lottiamo. Voglio dirlo – questo senza fare grandi paragoni – una nostra dirigente nazionale è in carcere a 74 anni (Nicoletta Dosio, ndR). Una vicenda che dà chiaramente la dimostrazione dello stato comatoso cui è ridotta la democrazia. Anzi, proprio quelle forze antifasciste che dovrebbero opporsi all'onda nera pare non se ne siano accorte, o quando se ne sono accorte lo fanno rendendo omaggio alla leader del No Tav dimenticando che è una dirigente di Potere al Popolo. Sembra quasi che fare un partito di sinistra vero dia fastidio a tutti. Si genera uno schieramento compatto, conservatore, neoliberista, contro una voce che è l'unica che sta fuori dal sistema. Dovrebbe deprimerci, in realtà ci incoraggia. ci fa capire che se intercettiamo la sofferenza di quella parte di popolazione che ormai non vuole neanche più sentir parlare di politica, ci sono grandi possibilità di crescere. Lo dico anche in questo caso da storico. Il primo grande partito di massa del nostro Paese, il Partito Socialista, nel 1892 era un partitino che non contava nulla. Dopo è diventato il primo partito antisistema di quegli anni, il partito di Matteotti, cui si devono tantissime conquiste per la vita dei lavoratori. Un partito così importante che l'unica risposta riuscì al tempo a trovare la classe dirigente di allora fu il fascismo. Non so fino a che punto Turati e altri pensassero il Psi potesse assumere il ruolo che ha poi assunto. Credo però che Potere al Popolo sia in embrione la nuova sinistra. Riuscirà a diventare l'alternativa? Dipenderà da come noi militanti sapremo far crescere questo movimento, dalle capacità che avremo di assorbire sconfitte e mettere a frutto vittorie. E dipenderà da ciò che ci accadrà intorno, se ciò che resta della sinistra vorrà veramente fare un confronto serio, se gli uomini come de Magistris, che hanno fatto sperare, si fermino a riflettere e tornino a far sperare. Tutto questo è il futuro. Non siamo in grado di leggerlo, ma siamo uomini di fede politica, non abbiamo dimenticato la lezione di Socrate e di Brecht, riconosciamo il valore del dubbio, avremmo bisogno di confronto. Ma dal momento che al momento non c'è, andiamo avanti con le nostre certezze e i nostri dubbi. Mi si dirà avete preso lo 0 percento, ma i numeri non sono per fortuna l'unica chiave di lettura, ci sono le persone e le persone crescono, le idee cambiano. Il capitalismo ad esempio, essendo un fenomeno umano com'è nato così morirà, a meno che non produca una catastrofe ambientale che non saremo in grado di governare. Al Polo Sud la temperatura si è alzata di 18 gradi, ma credo che un Renzi di termometri ne capisca soltanto quando ha la febbre. Ci vorrebbero ben altre persone per questo tipo di problemi. E non ne sto sentendo parlare, non ne parla nessuno. È qualcosa che potrebbe determinare la fine del genere umano, e abbiamo buone probabilità accada davvero se ci governano Renzi e compagnia”.

Esiste un problema anche di spazio sui media, per PaP?
“Avrei avuto voglia di parlare, di farmi capire. Poi chiamano e chiedono: 'Cosa farai per il Settimo Collegio?', 'Cosa farai per i commercianti del Vomero?'. Questa è la stampa. La Rai ha deciso di fare una sorta di confronto, però non ci sarà un giornalista a moderare, non ci sarà dibattito. Daranno tre minuti in cui non avrò nemmeno l'opportunità di chiedere a Ruotolo come mette insieme la storia di cui tanto si vanta e il suo essere in questo momento sostenuto da De Luca. Non mi sarà consentito, e questo è un segnale negativo per la democrazia, assai più preoccupante delle chiassate di Salvini”.

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Salvini non è pericoloso?
“Il segretario della Lega è un giovanotto molto esuberante sostenuto da forze probabilmente pericolose, il quale però va a bussare un giorno ad un citofono e si gioca tutto il capitale politico che ha. Non vedremo mai Minniti bussare a citofoni, manderà la gente a morire e dirà che questa è la politica. Quando di tutto ciò però non si può più parlare, né tu, né i tuoi avversari, e non ne parlano i giornalisti, parlare di un pericolo fascista fa ridere, perché un fascismo moderno, uno svuotamento totale della democrazia non deve venire, è già venuto da tanto tempo. E paradossalmente lo hanno voluto gli stessi signori che oggi alzano la bandiera dell'antifascismo e dicono che il pericolo viene da Salvini”.

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