Il partigiano napoletano contro il film sulle foibe: "Propaganda gialloverde"

Antonio Amoretti, Tonino 'o biondo, aveva 16 anni durante le Quattro Giornate di Napoli. A 92 è presidente dell'Anpi di Napoli, e si espone contro la messa in onda in prima serata su Raitre del film intitolato "Red Land"

Antonio Amoretti

Durante le Quattro Giornate di Napoli Tonino 'o biondo aveva soltanto 16 anni. Imbraccio le armi anche lui, contro i tedeschi, nonostante la giovanissima età. Oggi, Antonio Amoretti, di anni ne ha 92 ed è presidente dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) di Napoli.

Amoretti attacca la messa in onda in prima serata su Raitre del film intitolato "Red Land" sulla vita di Norma Cossetto, ragazza italiana seviziata, uccisa e gettata nelle foibe nel 1943, definendola "un'iniziativa propagandistica del governo gialloverde". "Il ricordo del massacro delle foibe va onorato - spiega - perché fu un crimine terribile, ma non va dimenticato che i primi ad utilizzare le foibe furono i nostri fascisti che occuparono le terre slovene".

"Ricordo quei terribili giorni - spiega Amoretti a proposito delle Quattro Giornate - e non posso non collegarli con quanto ha subito la popolazione di Zara. Non possiamo essere ipocriti e dimenticare che i primi ad utilizzare le foibe furono proprio gli italiani che andarono ad occupare quelle terre. Quando poi cambiò la scena politica, allora ci fu la ribellione ed il cosiddetto massacro delle foibe. Un evento senz'altro da condannare, come tutti i crimini delle guerre. Ma, parlando delle foibe, i martiri non sono solo da una parte. E questo me lo ha sempre detto anche un mio amico di Zara, Boris Kusmann, partigiano che ora vive in centro a Napoli, che mi ha raccontato il terrore vissuto dalla sua popolazione all'arrivo dei fascisti ed in particolar modo dalla sua famiglia".

"Alcuni aneddoti sono raccapriccianti e valgono quanto quelli subiti dai martiri italiani delle foibe e quanto quelli che abbiamo patito noi qui a Napoli dai tedeschi - prosegue ancora il 92enne - non si può ricordare ciò che hanno subito gli italiani a Zara se non si ricorda anche quello che hanno fatto gli italiani a Zara. Ricordo bene che tanti fascisti dal basso Lazio si trasferirono a Zara per occupare le terre della Dalmazia. E non fu ovviamente un'occupazione pacifica ma un'imposizione con incendi e fucilate. E furono i primi ad utilizzare le foibe. Cosa che poi gli si riversò contro successivamente". 

 "Io ero solo un bambino - racconta - quando ci fu il famoso discorso di Mussolini con la dichiarazione di guerra a piazza Venezia. Ricordo che sentimmo in radio le sue parole. Mia mamma mi accarezzò la testa e disse A' guerra è na' cosa brutta assaje. In quel momento non capii, ma poi mi bastò vedere cosa successe per comprendere cosa intendeva". "Tutto quello che volevamo in quegli anni - conclude il presidente dell'Anpi di Napoli - è stato poi messo nero su bianco nella nostra Costituzione che ci invidia tutto il mondo. Ma, nei fatti, poi cosa è stato realizzato? Noi partigiani cerchiamo di unire le forze contro il fascismo ma la Sinistra si disunisce e commette errori su errori. Eppure dovrebbe pensare all'eredità da lasciare ai giovani".

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