“Selfie”, al Rione Traiano l'emozionante film dedicato a Davide Bifolco

“Selfie”, il piccolo e intenso film di Agostino Ferrente che «parla della morte» raccontando la vita, approda nel luogo in cui tutto è cominciato: il Rione Traiano di Napoli. Domenica 29 settembre alle ore 20, nel giorno del ventiduesimo compleanno di Davide Bifolco, ucciso qui nell’estate del 2014 dal proiettile esploso da un carabiniere nel corso di un inseguimento, una proiezione pubblica e aperta alla città ricorderà Davide alla presenza della famiglia, del regista, dei due giovanissimi protagonisti, dell'aiuto regista Edgardo Pistone e del produttore italiano Gianfilippo Pedote.

Il film, che sarà proiettato su uno schermo montato proprio davanti casa di Davide, accanto al murale che gli è stato dedicato dagli amici del cuore, in via Orazio Coclite, è stato girato con uno smartphone affidato alle mani dei due protagonisti sedicenni, Alessandro Antonelli e Pietro Orlando, entrambi del Rione Traiano, che si sono auto-filmati sotto la direzione e la sceneggiatura di Agostino Ferrente, già autore de L’Orchestra di Piazza Vittorio e Le cose belle.

“Selfie” ha partecipato a diverse rassegne internazionali, tra le quali il Festival di Berlino nella sezione Panorama, con grande successo di critica. The Hollywood Reporter lo ha definito «penetrante e commovente», mentre Variety ha scritto di «due fantastici protagonisti», con riferimento ai due sedicenni che si raccontano ricordando la morte del loro amico e coetaneo Davide. Da segnalare, inoltre, i premi vinti in Lussemburgo e in Corea (qui con una seguitissima messa in onda televisiva) e la selezione nella shortlist per gli Efa (European Film Awards), gli Oscar europei.

Nelle motivazioni che hanno accompagnato i premi e nelle recensioni della stampa ricorre la definizione di “Selfie” come film «in controtendenza»: contrariamente a tanta narrazione dedicata a Napoli nella quale viene descritta spesso con toni epici l’ascesa dei ragazzini nelle gerarchie criminali, infatti, il film di Ferrente smonta i luoghi comuni, raccontando in modo tenero e poetico la dignitosa resistenza di due sedicenni alla tentazione dello spaccio, in un ambiente dove l’alto tasso di abbandono scolastico e la cronica mancanza di lavoro fanno dell’opzione criminale il più facile e il più accessibile degli ammortizzatori sociali. “Selfie” racconta il Rione Traiano secondo il punto di vista di chi ci vive, ribaltando i pregiudizi e mostrando come sarebbe stato Davide se non fosse stato ucciso: quello che è successo a lui, del resto, poteva accadere anche ai due protagonisti del film.

Domenica, in una serata promossa dall’Associazione Davide Bifolco - Il dolore non ci ferma - Onlus con il sostegno di Amnesty International Italia e dello scrittore Alessio Forgione, nato proprio al Rione Traiano e poi emigrato a Londra, e condotta dal giornalista e psichiatra Ignazio Senatore, il film dedicato a Davide Bifolco verrà finalmente proiettato al Rione, dove cinque anni dopo la ferita brucia ancora, tra e per gli abitanti locali, alcuni dei quali sono diventati attori. Una scelta dal forte valore simbolico e pedagogico per una vicenda di coraggio, resistenza e speranza. Ma i promotori si aspettano una partecipazione che vada ben oltre il Rione. «Vogliamo che a partecipare sia l’intera città. La sfida – dicono i ragazzi dell’Associazione dedicata a Davide Bifolco - è vedere se raccontare chi cerca di vivere una vita “normale” catalizza l’attenzione del pubblico al pari del resto di film, serie e romanzi che raccontano solo un aspetto di Napoli e dei quartieri popolari».

«Ci sono ''barriere'' che a volte ci impediscono di mettere a fuoco la vista. Questo film prova ad aprire uno spiraglio per guardare e sentire visceralmente una realtà periferica come quella del Rione Traiano, attraverso quell'ironia genuina che spezza la disperazione. La storia di Davide Bifolco è presente in ogni frase e in ogni vicolo, come memoria e come azione verso il futuro. Una storia raccontata in maniera frontale, gli occhi dritti in questo spazio che è quello di tutte le periferie del mondo. Un film da solo non basta di certo, ma come spesso diciamo ''il nostro grido non avrà fine'' e vogliamo urlarlo ovunque», concludono i ragazzi dell’Associazione.

Amnesty International Italia, che da subito ha patrocinato il film e la sua diffusione, spiega: «La storia di Davide assomiglia a tante, troppe storie di violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia sui più indifesi e dimostra come nascere in ambienti disagiati, nella costante negazione dei propri diritti, non è solo un handicap ma addirittura diventa una colpa. Perché Davide è stato ucciso due volte, prima dal carabiniere e poi dal tritacarne del pregiudizio sociale, che dopo pochi minuti dalla diffusione della terribile notizia aveva trasformato Davide da vittima a colpevole, come ad alludere che c’era “uno di loro in meno”. Ma Davide non aveva mai commesso alcun crimine. Tommaso, suo fratello maggiore, è morto di infarto a pochi giorni dal giudizio definitivo del tribunale, che di fatto lasciava impunito il carabiniere omicida, reintegrandolo nella prosecuzione del suo lavoro».

Da queste motivazioni nasce l’invito di Forgione a partecipare: «Napoli, segnati questa cosa perché accadrà dove fanno in modo che non accada mai niente: nel Rione Traiano. Proietteranno Selfie, il più bel film su Napoli, di Agostino Ferrente, davanti casa di Davide Bifolco, il giorno del compleanno di Davide, in memoria di quanto è successo, per non dimenticare, e per celebrare un compleanno che, purtroppo, non avverrà. Io non ci sarò e darei moltissimo per esserci: sarebbe stata, di certo, la prima volta che a Napoli andavo al cinema a piedi, e questo è un discorso che sembra stupido, ma non lo è, perché quello che caratterizza la vita in periferia è l'assenza di vita nella periferia. Andarci, dunque, è un atto politico. Fare in modo che questo film venga proiettato in lungo e in largo è un atto politico. proiettarlo in strada è politica, farlo vedere gratis è politica, quella vera. E quel che c'è di più bello, per me, in questa vita, è che a volte gli atti politici sono anche gesti d'amore. Spero ci andiate e spero di potervi invidiare».

A sua volta, Ferrente spiega: «Vorrei che a questi ragazzi che resistono nonostante tutto, venissero offerte le chiavi della Città, onorificenza che di solito il sindaco assegna a illustri personaggi, e che secondo me meriterebbero anche loro perché, pur vivendo a pochi muniti dal centro di Napoli è come se la città non li considerasse suoi cittadini».

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