Al Maschio Angioino una grande mostra gratuita dedicata alla "Scuola di Posillipo"

Quintilio Michetti, Mergellina, collezione privata

Apre al pubblico nella Cappella Palatina del Maschio Angioino La scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo, la più grande mostra sulla Scuola di Posillipo del III millennio. 
A ingresso gratuito, fino a ottobre, cittadini e turisti, potranno visitare un'esposizione unica. Per ritrovare una mostra di analoga importanza bisognerebbe tornare nel 1936 o nel 1945.

Oltre settanta sono le opere pittoriche provenienti da raccolte private che offrono allo spettatore un viaggio nel tempo e nello spazio, oggi trasformato e quasi irriconoscibile, se non per quell’atmosfera che dal paesaggio naturale, che ancora offre la città di Napoli e l’intera Campania, è trasmigrata nell’opera pittorica. Pitloo, Gigante, Scedrin, Vervloet, Dahl, sono solo alcuni dei nomi riuniti in questa operazione straordinaria che da sola basterebbe a caratterizzare l'Estate a Napoli del Comune.
Promuovendo e sostenendo questa mostra siamo certi di aver corrisposto a un grande desiderio di tutti i nostri concittadini e offerto un aspetto di Napoli di rilievo internazionale – dichiara Nino Daniele, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli

INFORMAZIONI TECNICHE DELLA MOSTRA

La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo
a cura di Isabella Valente
La mostra è promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, patrocinata dal Dipartimento di Studi Umanistici e organizzata dalla Mediterranea Associazione culturale.
Luogo: Cappella Palatina in Castel Nuovo (Maschio Angioino) Napoli
Orari: la mostra resterà aperta dal 24 luglio, giorno dell'inaugurazione, al 2 ottobre 2019, con i seguenti orari: lunedì - sabato 10.00-18.00, domenica 10.00-13.00
Ingresso libero indipendente dal biglietto del Castello.
Visite guidate a cura degli storici dell’arte dello staff della mostra.

Per ulteriori informazioni: lascuoladiposillipo@gmail.com


CONTENUTO SCIENTIFICO
La pittura di paesaggio conosce, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, un importante sviluppo, imponendosi come genere autonomo e superando la precedente idea di mera pittura di svago e di decorazione.
A Napoli, a partire dalla metà degli anni Dieci dell'Ottocento, grazie alla presenza dei pittori stranieri e a una forte scuola locale, si genera una vera e propria rivoluzione. Il paesaggio viene, infatti, dipinto esclusivamente dal vero, superando i confini del solo studio. Il plein air, consapevole e totale, non è più destinato alla fase di mezzo per giungere ai grandi quadri di composizione, ma diviene la vera chiave di svolta, che infine avrebbe condotto al più maturo realismo. Anche l'impegnativo "paesaggio di composizione", inclusivo di un episodio narrativo, storico o d'invenzione, si trasforma fondandosi sulla ripresa dal vero.
Con la Scuola di Posillipo si superano il genere vedutistico e la conseguente riproduzione minuziosa della natura, secondo un’idea ancora illuminista di documentazione che pervade il paesaggio europeo del Grand Tour, a favore del sentimento della natura che avrebbe presto condotto alla "macchia".
Ad avviare tale rinnovamento fu il pittore olandese Anton Sminck van Pitloo, che si stabilisce a Napoli nel 1816. I supporti privilegiati, per costo e maneggevolezza, sono ora i fogli di carta, in genere applicati in un secondo momento su tavolette e tele, mentre fra le tecniche praticate, oltre all'olio su tela, s'impongono la grafite, il lapis, la china, l'olio su carta, l’acquerello e la tempera, per giungere al completamento del dipinto en plein air e senza ripensamenti, in modo da carpire la mutevolezza della luce.
Accanto ai soggetti riprodotti innumerevoli volte, per gli artisti è motivo di studio, e di orgoglio, fissare l’impressione d'inconsueti paesaggi, mostrando una nuova sensibilità e una modernità di visione fuori dal comune.
Il 1824 rappresenta l’anno di consacrazione di Pitloo che vince la cattedra di paesaggio alla Reale Accademia di Belle Arti. È questo il periodo in cui gli artisti collaborano alle illustrazioni delle numerose guide che fioriscono in città, come il Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie, dato alle stampe fra il 1829 e il 1832. I sovrani non restano indifferenti al fascino di questa rinnovata visione, stringendo legami con alcuni di tali artisti, tra i quali don Giacinto Gigante e Salvatore Fergola. Quest'ultimo creò addirittura un genere nuovo, una sorta di "paesaggio di cronaca", 'fotografando' sulla tela le grandi imprese borboniche, come l'inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici, la prima d'Italia.
Ma, il più importante interprete della Scuola di Posillipo è stato Giacinto Gigante, che con poche libere macchie d'acquerello o di olio riusciva a fermare l'impressione luminosa della natura. Napoli, Sorrento, le isole del golfo, i Campi Flegrei, divengono attraverso il pennello di Gigante i luoghi della nuova narrazione.
I pittori stranieri giunti a Napoli per il Grand Tour - il viaggio intellettuale, quasi iniziatico, alla ricerca della luce, della natura e dell'antico - furono molti. Non si può non menzionare il gallese Thomas Jones, che ha lasciato di Napoli un'immagine fantastica in piccole inquadrature oggi a Londra e a Cardiff, i norvegesi Johan Christian Clausen Dahl e Thomas Fearnley, l’inglese William Collins, il belga Frans Vervloet, i francesi Karl Girardet e Jean-Charles-Joseph Rémond, il russo Sil'vestr Feodosievič Ščedrin e tanti altri.
Dopo la grande esperienza della Scuola di Posillipo, la riforma della pittura di paesaggio approdò al verismo sostenuto da Filippo Palizzi e infine alla Scuola di Resina, nata all'inizio degli anni Sessanta dal simposio di una cerchia di artisti riuniti nella casa-studio di Marco de Gregorio nella Reggia di Portici. Con lui, lavorarono Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Adriano Cecioni e lo scultore Raffaele Belliazzi, creando un nuovo prototipo pittorico che contemplava la pittura di "macchia". La presenza del catalano Mariano Fortuny a Portici nel 1874 condusse, infine, i napoletani a una pittura luminosissima, fatta di bagliori e di piccoli tocchi di luce, di cui è un esempio il delizioso olio di Rubens Santoro. 
Dei 74 dipinti esposti, un piccolo nucleo mostra come si sia evoluta la ricerca della pittura di paesaggio dopo l'esperienza di Posillipo, con una nuova generazione di artisti che fu protagonista della seconda metà del secolo e del mercato italiano ed europeo.

ELENCO DEGLI ARTISTI PRESENTI IN MOSTRA IN ORDINE ALFABETICO
Salvatore CANDIDO
Gonsalvo CARELLI
William COLLINS 
Johan Christian Clausen DAHL
Theodore DUCLERE
Thomas FEARNLEY
Salvatore FERGOLA
Achille GIGANTE
Ercole GIGANTE
Giacinto GIGANTE
Karl GIRARDET
Carl GӦTZLOFF
Pasquale MATTEJ
Anton Sminck van PITLOO
Jean Charles Joseph REMOND
Sil'vestr Feodosievič ŠČEDRIN
Gabriele SMARGIASSI
Frans VERVLOET
Achille VIANELLI

Tra i riformatori della pittura di paesaggio, seguita alla Scuola di Posillipo, sono presenti in ordine alfabetico:
Alceste CAMPRIANI
Michele CAMMARANO
Edoardo DALBONO
Gaetano ESPOSITO
Enrico GAETA
Quintilio MICHETTI
Nicola PALIZZI
Attilio PRATELLA
Federico ROSSANO
Rubens SANTORO

In foto: Quintilio Michetti, Mergellina, collezione privata

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