Gomorra, Salvatore Esposito: "Sono cresciuto con i film di Troisi e Totò"

L'attore che interpreta Genny Savastano ha raccontato alcuni aneddoti sulla serie tv e sulla sua vita

Mancano solo due puntate al termine della seconda stagione di Gomorra e si vocifera che possa avvenire una morte eccellente nell'ultimo episodio. Salvatore Esposito (Genny Savastano) ha rilasciato un'intervista alla Stampa, nella quale ha rivelato alcuni aneddoti sulla serie tv e sulla sua vita privata.

TOTO' - "Sono nato in periferia a Mugnano di Napoli. Sono cresciuto con i film di Troisi e di Totò e sognavo di stare dall’altra parte del televisore". 

CAMORRA - "I figli dei boss mi rispettavano perché potevo anche menare le mani e loro si facevano male. Però reagivo solo alle ingiustizie su persone deboli. Certo, avrei potuto prendere un’altra strada se la mia famiglia non mi avesse tutelato come ha fatto.  Avevo amici che non ci sono più, altri in galera, altri drogati. Ma anche ragionieri, avvocati, gente che ce l’ha fatta". 

GENNY - "La produzione voleva solo attori al debutto e io avevo avuto una piccola parte nel “Clan dei camorristi”. Mi permisero di fare da spalla. E più provinavano e più scartavano perché nessuno sapeva rendere le due facce del personaggio. Alla fine, dopo 1200 esclusioni, lo chiesero a me. Due scene: Genny com’era all’inizio, un ragazzo semplice e come sarebbe diventato, un boss. Li convinsi subito. Ho perso 19 chili in due mesi e sono entrato nella testa di un diciottenne". 

GOMORRA - "Le critiche a Gomorra sono ingiuste. Si tratta di eventi realmente accaduti e l’emulazione è impossibile perché rappresentiamo quello che già c’è. Siamo noi a prendere dalla realtà non il contrario. Per fortuna sono critiche di poco provincialismo". 

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SOGNO - " Mi piacerebbe recitare in una commedia brillante e di qualità, con lo spirito alla Troisi. Mi piace Genovese e il gruppo di Edoardo Leo. E poi vorrei confrontarmi con Sorrentino, Garrone e, perché no, Tarantino". 

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