I 30 anni della Sala Assoli con “Aspettando che spiova”

In occasione del 30ennale di Sala Assoli il 18 e 19 marzo alle 21 “Casa del Contemporaneo” presenta “Aspettando che spiova” (la ventesima replica), scritto e diretto da Gianluca d’Agostino che è anche in scena con Luigi Credendino. Lo storico spazio dei Quartieri Spagnoli si conferma luogo di libertà e creatività dando l’opportunità di debuttare a Napoli a due attori professionisti under 35 con uno spettacolo originale che vuol essere una critica disillusa al teatro. Come spiega l’autore e regista: «Non parliamo di due attori che mettono in scena qualcosa apertamente davanti ad un pubblico, di personaggi in cerca di autore o delle maschere che indossiamo ogni giorno a seconda della circostanza nella quale ci troviamo, ma di una confusione tra finzione e realtà al limite della pazzia e del paradossale, con uno sguardo critico e beffardo nei confronti del teatro moderno, colpevole di avere abbandonato l’attore contemporaneo.

Egli è il vero nuovo eroe del teatro di oggi, non i personaggi che interpreta, ma egli stesso, in prima persona, ogni giorno, con tutto il peso che deve portare sulle spalle per continuare a credere nel suo lavoro, che ormai è considerato e valutato con poco rispetto. D'altronde il teatro e l’arte sono lo specchio della nostra società; il teatro come il mondo decade e l’attore, l’uomo, tenta come può, di sopravvivere».

Sinossi. Sono due le storie che raccontiamo contemporaneamente. La prima è quella di due uomini molto diversi,e per estrazione sociale e per animo; i quali durante un acquazzone dalle proporzioni bibliche, si trovano a ripararsi per poco più di un’ora, sotto lo stesso arco di un androne di un palazzo d’epoca. Avranno l’occasione di mettersi a confronto e di conseguenza, scontrarsi. Intanto, la pioggia che incombe, è presagio di qualcosa di misteriosamente funesto. La seconda è la storia parallela dei due attori che interpretano questi personaggi. Uno di loro non riesce più a scindere la realtà dalla finzione ed è per questo imprigionato all’interno del suo personaggio. Il suo collega invece, partner di scena e amico nella vita, prova a svegliarlo dall’incantesimo di cui è vittima, proprio durante lo spettacolo, cercando di fargli capire che quello che sta accadendo tra di loro, è una finzione teatrale e non la vita vera; e per quanto reale appaia, resta pur sempre una finzione. 

Dunque cosa accadrà? Perché questo attore fugge la propria realtà e si è rintanato nel suo personaggio? Cosa farà il suo collega per riportarlo alla vita? Intanto il tempo scorre and the show must go on, il pubblico non può aspettare che gli attori risolvano i propri problemi personali sulla scena sotto il loro sguardo. Riusciranno dunque a portarlo a termine, nonostante la trappola della quale sono vittime? O dovranno accantonare lo “spettacolo” per concentrarsi su questioni più importanti e profonde? E se così fosse, a cosa porterà questo slittamento?

Note di regia. Un temporale, è lo sfondo della performance. Serve a creare il clima, l’ atmosfera di tensione e di malumore di fondo, ancor prima che avvenga tutto. Il diluvio è metafora di un mondo che si avvia verso il capolinea. Il presagio di una catastrofe; di qualcosa, che è più grande di noi e che non potremmo mai gestire. La regia sarà essenziale, ricreeremo l’effetto climatico con il supporto tecnico di audio e luci. Per quanto riguarda la scena, immagino un teatro che perde: qua e la, recipienti di varie dimensioni a raccogliere le gocce che il soffitto non riesce a trattenere. Immagino che ci sia una specie di tetto o qualcosa del genere sulle teste degli attori, dal quale ogni tanto cada a terra un po’ d’acqua piovana accumulatasi. Siamo in un androne di un palazzo, ma anche dichiaratamente in teatro con un pubblico che assiste, quindi cercheremo degli elementi senza ricreare l’immagine precisa e realistica dell’androne di un palazzo.

Il lavoro sugli attori sarà complesso. Rappresentano due mondi e due modi di pensare completamente opposti; hanno anche lavori differenti: uno ha un lavoro umile, l’altro è un manager, quindi dovranno essere diversi già a partire dal modo di porsi, di camminare, di vestire, di stare in scena e di parlare. Ma oltre a rappresentare due mondi diversi, rappresentano due idee differenti di teatro: l’uno rappresenta il teatro classico e tradizionale, l’altro invece il teatro contemporaneo e d’avanguardia. Dunque anche la loro recitazione dovrà risentire di queste considerazioni. Gianluca d’Agostino

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