Scuola, a settembre 5600 assunzioni in Campania

Il via libera arriva dal decreto interministeriale firmato dai ministri Gelmini, Brunetta e Tremonti. Insegnanti e dipendenti amministrativi potranno dire addio al precariato

Studenti all'ingresso della scuola

Data da segnare sul calendario: 1 settembre 2011. In quel giorni scatteranno le assunzioni di 5.600 persone tra insegnanti e dipendenti amministrativi nelle scuole della Campania per il triennio 2011-2013.

Il via libera arriva dal decreto interministeriale firmato dai ministri Gelmini, Brunetta e Tremonti, che ha dato concreta attuazione agli accordi raggiunti tra l’Aran e i sindacati di categoria. Il piano messo a punto su quel tavolo prevede su scala nazionale un assorbimento di 124.300 unità che entreranno a scaglioni nei ruoli della scuola nell’arco dei prossimi tre anni. La Campania, dunque, diventeranno dipendenti con contratto a tempo indeterminato 2.600 insegnanti e 3mila operatori Ata. Un segnale importante ma, si sa bene, anche una goccia nell’oceano del disagio occupazionale che nel mondo della scuola campana si manifesta con la cifra dei ventimila precari nel solo comparto dei docenti.

Immediato il commento di Giuseppe Vassallo, segretario generale Flc-Cgil della Campania che parla però di regione penalizzata. "Il personale delle scuole campane corrisponde a circa il 12 per cento di quello nazionale, mentre le assunzioni in ruolo previste (2.579 docenti e 2.954 ATA) sono poco più dell'8 per cento del totale. Ciò non è dovuto al caso, ma alle scelte politiche degli ultimi tre anni che hanno riservato alla Campania i tagli più pesanti tra tutte le regioni (18.000 posti cancellati tra docenti ed ATA). Va aggiunto che, a seguito dell'ultima manovra finanziaria varata, 154 posti Ata non vanno ai precari, ma a docenti inidonei per salute, già utilizzati in altri compiti, che saranno costretti a convertirsi in personale amministrativo o tecnico, sottraendo, loro malgrado, posti ai precari", aggiunge Vassallo. "Infine, va ricordato che queste immissioni in ruolo sono effettuate non solo a costo zero, ma con un guadagno da parte dello Stato, essendo stato sottoscritto un accordo nazionale che prevede una pesante decurtazione degli stipendi per i nuovi immessi in ruolo, che di fatto pagheranno di tasca propria la stabilizzazione. Quell'accordo la Cgil non l'ha firmato. La battaglia per la cancellazione del precariato e della precarietà per la Cgil continua. Nella scuola - conclude - vuol dire battersi per la restituzione dei posti tagliati negli ultimi anni, per aumentare la qualità dell'offerta formativa e la stabilità del lavoro".

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