Sanità: imprenditori si incatenano davanti alla Regione

I titolari dei centri privati protestano per i mancati pagamenti delle Asl. Fino a 32 mensilità in ritardo. L'Aspat: non sappiamo più come andare avanti con le nostre attività

Una vera e propria protesta è in atto sotto Palazzo Santa Lucia, sede della Regione, ove i titolari dei centri sanitari privati stanno facendo sentire la loro voce in merito ai mancati pagamenti delle Asl.

Una fascia nera al braccio in segno di lutto per la morte della sanità in Campania e il commento di Pier Paolo Polizzi, presidente Aspat (Associazione sanità privata accreditata territoriale): "Questa mattina manifestiamo senza i nostri dipendenti contro la situazione che si è venuta a verificare a partire dai primi di settembre allorquando il decreto del presidente Caldoro, in qualità di commissario ad acta della sanità, ha cominciato a produrre i suoi effetti. Si tratta di un decreto che blocca tutte le assegnazioni che le aziende devono ricevere da parte dell'ente regionale per poter adempiere ai pagamenti di fornitori di beni e servizi. C'é una priorità solo per la parte del comparto pubblico come se i dipendenti del comparto privato non avessero gli stessi diritti".

Polizzi afferma di conoscere bene la gravità della situazione. "Partecipiamo a tutti i tavoli regionali. Noi non sappiamo più come gestire e portare avanti le nostre attività". E intanto i ritardi si accumulano, Chi sta meglio può vantarsi di non aver ricevuto 17 mensilità. Per gli altri, si arriva a che a ritardi di 32 mensilità.

"I privati sono diventati le banche della Regione Campania - ha affermato Carmine Petrone, presidente Anpric, l'associazione che riunisce i 36 centri di riabilitazione che erogano il 40% delle prestazioni - La persona con un handicap non può essere lasciata senza assistenza, ma gli imprenditori della sanità prima o poi saranno costretti a chiudere. La Regione deve pensare che la sanità non è solo gli ospedali, specialmente nel settore della riabilitazione dove il cento per cento è nelle mani dei privati".

E a chiarire il tutto arriva anche Giulianna Fusco dell'Arcade, l'associazione che riunisce i centri di dialisi: "La gestione della spesa sanitaria degli anni precedenti ha provocato un credito enorme, la dialisi ad esempio vanta circa 150milioni di debiti. I crediti vantati dalle aziende sono a macchia di leopardo, alcune Asl infatti sono virtuose e questo vuol dire che si può gestire la sanità in maniera sana".

Le maglie nere vanno dunque a Na 1 e l'Asl Na 3 Sud. L'ex Na 5 e Salerno, in particolare, presentano la maggior parte del debito.

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