La Cgia di Mestre: "Campania regione a rischio per il reddito di cittadinanza"

Secondo l'Associazione Artigiani Piccole Imprese veneta saranno numerosissimi i lavoratori in nero a percepire il denaro destinato a disoccupati e indigenti

La Campania è tra le regioni "più pericolose" a proposito della prossima distribuzione del reddito di cittadinanza. A dirlo è la Cgia (Associazione Artigiani Piccole Imprese) di Mestre, secondo la quale i soldi – in tutto 3 miliardi di euro – potrebbero finire nelle tasche non di disoccupati e bisognosi, ma di persone che lavorano in nero. La regione più a rischio secondo la Cgia è la Calabria, seguita proprio dalla Campania, mentre quelle meno a rischio risultano essere Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto.

"A causa dell'assenza di dati omogenei relativi al numero di lavoratori in nero presenti in Italia che si trovano anche in stato di deprivazione – spiega il coordinatore dell'Ufficio studi, Paolo Zabeo – non possiamo dimostrare con assoluto rigore statistico questa tesi. Tuttavia, vi sono degli elementi che ci fanno temere che buona parte dei percettori del reddito di cittadinanza potrebbe ottenere questo sussidio nonostante svolga un’attività lavorativa in nero".

Come spiegato dalla Cgia, i dati sono ricavati da quelli Istat, secondo cui "in Italia ci sono poco meno di 3,3 milioni di occupati che svolgono un’attività irregolare". Rimossi i dipendenti e i pensionati che non hanno i requisiti per accedere al reddito di cittadinanza (1,3 milioni di persone), ne restano 2 milioni, ovvero la metà dei poco più di 4 milioni identificati come potenziali aventi diritto.

Reddito di cittadinanza, i venditori abusivi: "Continueremo a lavorare"

La Calabria "presenta 140.700 lavoratori in nero, ma un'incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,4%. Un risultato che è quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,1%). Segue la Campania – va avanti la Cgia – che, con 372.600 unità di lavoro irregolari, produce un Pil in nero che pesa su quello ufficiale per l'8,6%. Al terzo posto di questa particolare graduatoria troviamo la Sicilia, nello specifico con 303.700 irregolari e un peso dell'economia sommersa su quella complessiva pari all'8,1%".

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