Federalismo, i dati di Report: soldi tutti al Nord. Napoli penalizzata

Il meccanismo del Federalismo fiscale introdotto dalla Legge Calderoli 10 anni fa si è inceppato: finanzia i Comuni in cui i servizi ci sono già e penalizza gli altri. Allargando il divario tra Nord e Sud

Report e Openpolis hanno stilato un dossier su come sta venendo applicato il federalismo fiscale nel Paese, provvedimento che ha ormai 10 anni: previsto dalla Costituzione a seguito della riforma del Titolo V datata 2001, è infatti entrato in funzione con legge 42 del 2009, la cosiddetta “legge Calderoli”.

La situazione, emersa dal rapporto che la popolare trasmissione tv di Rai3 ha reso pubblico ieri sera, è drammatica per il Sud del Paese e la Campania in particolare.

Com'è andata: primati negativi per Napoli

Il fondo di solidarietà comunale avrebbe dovuto favorire diversi Comuni, tra cui Napoli. Il capoluogo partenopeo invece, rispetto alle stime, è la città italiana che si è ritrovata con meno soldi in cassa: addirittura 159 milioni di euro in meno, 164 euro pro capite. Ma non è il solo primato negativo del Napoletano: Giugliano in Campania nell'applicazione della legge ha perso 270 euro pro capite, la cifra più alta su tutte.

Le ragioni del fallimento

L'ingranaggio del federalismo fiscale evidentemente si è inceppato, e Report e Openpolis hanno provato a ricostruirne i motivi. Al di là dei tagli agli enti locali, pare essere in particolare il calcolo dei “Fabbisogni standard dei Comuni” il problema. Esso, alla base della ridistribuzione dei fondi, ricalca quella che era la spesa storica, un concetto (molto diseguale lungo il Paese) che era necessario venisse superato per la buona riuscita della riforma.

Il paradosso è che sono i Comuni più ricchi, quelli del Centro-Nord, a risultare avere più necessità di denaro. Toscana ed Emilia Romagna in testa alla classifica, Campania, Puglia e Calabria in fondo. Il motivo è relativamente semplice: se non ci sono servizi non è necessario finanziarli.

Più soldi a chi fornisce più servizi

L'esempio più lampante è quello degli asili nido. Soltanto tre anni fa più della metà dei Comuni non ne aveva o ne aveva pochissimi, quindi è stato assegnato loro un fabbisogno pari a zero. Nonostante delle correzioni introdotte lo scorso luglio, la situazione resta paradossale: un cittadino campano tra gli 0 e i 2 anni ha un fabbisogno stimato in 238 euro, uno dell'Emilia Romagna in 1944 euro.

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È il fabbisogno in spesa sociale ad essere in generale profondamente squilibrato. Più della metà va alle regioni più ricche. In Emilia Romagna e Lombardia è rispettivamente di 119 e 102 euro pro campite, mentre dall'altra parte in Calabria e Campania è di 60 e 73 euro pro capite. Una distribuzione che allo stato delle cose non può che spaccare ulteriormente l'Italia in un Nord ricco e un Sud povero e privo dei servizi più basilari.

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