Il fenomeno della criminalità, organizzata e non, è, per gli imprenditori napoletani, tra le principali cause che, insieme alla crisi congiunturale, impediscono all'economia locale di crescere. Il dato emerge dal rapporto sull'economia della provincia di Napoli, realizzato dalla Camera di Commercio, nell'ambito della Giornata dell'Economia.
Secondo l'analisi su un campione di 500 imprese, il 29 per cento degli imprenditori ritiene «determinate» il ruolo che la criminalità organizzata ha sul territorio. I clan sono presenti, secondo l'indagine, soprattutto nel campo dell'edilizia (58,9 per cento), seguita da lavori pubblici (33,3 per cento) e commercio (32,2 per cento). Un'economia parallela il cui volume di affari, rispetto al totale delle attività economiche, è del 34 per cento e che causa all'economia sana perdite stimate tra il 6 e il 10 per cento e alle aziende perdite di fatturato pari al 15,3 per cento.
Tra i mercati paralleli, spicca quello della contraffazione che, come sottolineato dal Generale di Corpo d'Armata Vito Bardi, comandante interregionale Italia Meridionale della Guardia di Finanza, in Italia, nel 2010, ha fatturato 110 milioni di euro, di cui il 10 per cento nella sola provincia di Napoli, su un 22 per cento di tutto il Meridione. «Un'industria - ha aggiunto Bardi - che costituisce un'economia sommersa che può portare a notevoli conseguenze».
Secondo i dati forniti, nel 2010, la Guardia di Finanza ha sequestrato in tutto in Italia 1.500 pezzi contraffatti di cui il 40 per cento nel Sud, con un incremento dei sequestri cresciuto del 36 per cento rispetto al 2009. «La contraffazione - ha detto il Generale - significa concorrenza sleale, riciclaggio, reinvestimenti di denaro sporco, evasioni contributive ed è importante - ha concluso - che non si sottovaluti il fenomeno come accadde anni fa con il contrabbando perchè potremmo avere conseguenze estremamente negative». Ma le imprese napoletane devono fare i conti anche con la criminalità «comune» ritenuta «determinante» dal 26 per cento del campione e che colpisce soprattutto il commercio (26,7 per cento). A incidere sull'economia locale, per il 63,3 per cento degli imprenditori, la presenza di una «burocrazia illegale» con picchi oltre il 70 per cento nei settori costruzioni e turismo. Il rapporto, inoltre, rileva come nessun imprenditore consideri «non incidente» la burocrazia della Pubblica amministrazione nel favorire il fenomeno criminale. Tuttavia, il 69 per cento del campione afferma di avere fiducia nell'azione di contrasto delle forze dell'ordine.
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