Bankitalia, in Campania calano ancora PIL e occupazione

In una famiglia su cinque nessun componente lavora, per 620mila giovani neinte studio o lavoro. I commenti dalla Regione e dai sindacati. Boccuzzi: "La ripresa dell'economia campana più lenta rispetto al resto del sistema"

Dall’ultimo rapporto di Bankitalia emerge un quadro sempre più preoccupante per la Campania. Il Pil (prodotto interno lordo) della regione è diminuito dello 0,6% (e di 5 volte nel complesso degli ultimi dieci anni), l’occupazione di ben il 40% e in forte calo (17%) sono anche gli investimenti interni al settore industriale, con effetto negativo sullo sviluppo. "I dati della Campania appaiono negativi nel confronto con il sistema italiano - ha dichiarato Giuseppe Boccuzzi, direttore della sede di Napoli della Banca d'Italia - la ripresa dell'economia campana è ancora più lenta rispetto al resto del sistema".

Una decrescita costante, insomma, come dimostrano incontestabilmente le cifre: mentre nel 2007 il Pil era di 81 miliardi di euro, nel 2008 è calato a 78 miliardi, nel 2009 a 74,6 miliardi e nello scorso anno a 74 miliardi. Il dato più avvilente è certamente quello relativo ai giovani campani, stando al quale risulta che ben 620mila ragazzi tra i 15 e i 34 anni non studiano né lavorano. Di fatto una generazione costretta a saltare il suo appuntamento con un futuro stabile. Emerge inoltre che in regione ci sono 415mila famiglie, il 27% (1 su 5)considerando solo quelle in cui i componenti sono in età da lavoro, nelle quali nemmeno un componente ha un’occupazione. Come dire: a rimetterci sono sempre giovani e famiglie, l’anello più debole che andrebbe protetto come fondamentale risorsa per qualunque società che voglia avere un futuro. Resiste, per fortuna, il settore dell'export. A Salerno il primato tra le province italiane per l’esportazione di frutta e ortaggi, mentre Napoli è terza per quanto riguarda pasta e pezzi di aeromobili. Una prima soluzione, secondo gli esperti, sarebbe quella di puntare maggiormente sul settore del turismo:"Se in Campania si pensasse a uno sviluppo simile a quello del Lazio, Lombardia o Veneto - ha sottolineato Giovanni Iuzzolino, divisione analisi e ricerca della Banca d'Italia - si avrebbe un aumento del Pil del 3%".

Immediati i commenti alle notizie divulgate dalla Banca d’Italia. Il presidente della Regione Stefano Caldoro afferma che, nonostante i dati, Bankitalia “riconosce lo sforzo prodotto dalla Regione con la riorganizzazione degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo avviata l’anno scorso. Andremo avanti su questa strada nei prossimi mesi. E’ nostro intendimento produrre tutti gli sforzi utili per crescere ulteriormente in innovazione”. Gli fa eco l’assessore alla Ricerca scientifica della Regione Campania, Guido Trombetti: “E’ un fatto di straordinaria importanza che la neonata Agenzia Regionale per l’Innovazione, Campania Innovazione, sia oggetto di citazione nell’importante documento economico stilato dalla banca centrale italiana. Con essa perseguiamo l’obiettivo di incrociare l’esigenza di innovazione delle imprese e la ricerca condotta nei nostri centri”.

Di tutt’altro avviso l’avvocato Angelo Pisani, presidente dell’associazione NoiConsumatori, che pone l’accento sul pericolo di un aumento del sommerso che calpesta i diritti dei lavoratori, dichiarando: “Negli ultimi anni la Campania si presenta in forte perdita. In particolare la crisi delle principali aziende del territorio e le diverse vertenze lavorative hanno provocato un vertiginoso calo dell’occupazione e ad oggi sono troppe le famiglie nelle quali nessuno componente possiede un lavoro. Questo aspetto comporta anche effetti perversi come il fenomeno del lavoro ‘nero’ che è pericoloso e viola qualsiasi diritto dei lavoratori alimentando veri e proprio circuiti criminali. Chiediamo alla Regione di produrre incentivi che possano sollevare i cittadini, ed in particolare i giovani, da questa drammatica situazione che di anno in anno sta purtroppo trasformando la Campania in un territorio sterile”.

Lina Lucci, segretario generale Cisl Campania, sottolinea “ritardo” del governo regionale in merito alle riqualificazioni delle attività produttive e dichiara che i dati “confermano la necessità di un radicale cambio di rotta in tema di politiche per lo sviluppo”. Sottolinea inoltre che è fondamentale la sinergia di “Ricerca, Sviluppo e Lavoro come strumenti di un'unica orchestra, invece c'é chi va per conto suo e vengono fuori tante note stonate", inoltre spiega che "Sindacati e imprese devono cercare assieme le soluzioni migliori e presentarle ai livelli istituzionali competenti perché si attivino conseguentemente. E' il tempo della concretezza e occorre attivarsi subito seppur in un'ottica di medio lungo periodo. Il tempo ha un valore sottovalutato, se si spreca si traduce in un costo elevatissimo, seppure difficile da quantificare".

Anche dalla UIL Campania arrivano commenti alle rilevazioni di Bankitalia, tramite Anna Rea, segretario generale, per la quale si tratta del “risultato di una politica sbagliata protrattasi per anni e del cattivo utilizzo di risorse sprecate e mal investite sui nostri territori. È necessario attuare una nuova logica per l'utilizzo delle risorse in maniera mirata e rigorosa, riconoscendo i veri sprechi e gli intoppi del sistema per poi stabilire, in maniera definitiva, quali siano i progetti che producano realmente ed in tempi certi lo sviluppo e l'occupazione di qualità, senza trascurare le eccellenze dei nostri territori, (aeronautico, aereo spazio, e parte della filiera agro- alimentare ) che ancora ci danno buoni risultati, soprattutto con l'export. Le buone intenzioni non bastano è arrivato il momento di assumersi ciascuno per il ruolo che svolge le proprie responsabilità per diventare operativi, il sindacato lo dice da tempo e adesso anche la Confindustria ne è cosciente: sono necessari rigore e programmazione e soprattutto il coinvolgimento e la partecipazione di tutti gli attori, dalle imprese alle forze sociali e alle istituzioni, per una crescita effettiva e non più rinviabile della Campania".

Reazioni anche dall’Ugl Campania, con Francesco Falco, segretario territoriale “Il quadro prospettato da Bankitalia non ci sorprende. Evidenzia, invece, che la crescente disoccupazione andrebbe arginata con più coraggio sia nel mettere in campo iniziative forti sia agendo sul governo centrale per sbloccare i fondi europei. Capitolo a parte merita il Turismo che potrebbe diventare l'anello trainante dell'economia regionale sempre che si agisse con investimenti efficaci e senza fronzoli".

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