Apple a Napoli, si stringono i tempi: l'incontro a San Giovanni

La Mela pare abbia deciso la sede del suo centro europeo di sviluppo App. Novità anche sul numero dei partecipanti ai corsi e su come verranno strutturati. Si dovrebbe partire ad ottobre

Apple a Napoli

L'Università Federico II metterà a disposizione i professori e la struttura, con ogni probabilità quella di via Signorini a San Giovanni a Teduccio. Il resto sarà Apple. La Mela pare aver deciso: il centro di sviluppo applicazioni si farà nel quartiere ex industriale alla periferia Est di Napoli. Niente di ufficiale, ma è lì che si è tenuto un incontro decisivo tra Università e manager dell'azienda, ed è lì che pare sussistano tutte le caratteristiche richieste dagli americani.

Sernur Tatari, senior manager di Cupertino, è arrivata in via Signorini con i suoi collaboratori Daryl Hawes e Gilles Deltel. I tre hanno parlato per cinque ore con il rettore della Federico II Gaetano Manfredi, ed il docente responsabile del dipartimento informatica del Politecnico Giorgio Ventre. Con loro il preside della facoltà Piero Salatino, il docente ed ex preside Edoardo Cosenza, il professore Leopoldo Angrisani direttore del progetto Cesma. Con loro anche Francesco Nicodemo, l'esponente del Pd napoletano che segue il progetto per conto di Matteo Renzi.

Innanzitutto Apple ha sgomberato il campo dalle ambiguità: nessuna assunzione in programma, né con contratti a tempo, né indeterminati. A partecipare ai corsi non saranno 600 giovani ma meno di 500, in gruppi da 20. Dureranno un anno accademico, pari a nove mesi. Si accederà attraverso una preselezione aperta a tutti i giovani d'Europa. Non è chiaro l'esborso di Cupertino, ma ci saranno borse di studio e formatori. E si vuole partire già da ottobre.

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La società ha fatto una serie di richieste all'Università, che dovrà rispondere entro un paio di settimane. Spazi dedicati innanzitutto. “Si tratta di un progetto impegnativo – il commento del professore Giorgio Ventre – Dovremo esaminare quello che ci è stato illustrato, fare le nostre valutazioni anche con le altre facoltà. Si tratta di un progetto di natura regionale, che coinvolgerà più docenti anche di provenienza esterna”.

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