"Via Chiatamone" come Amsterdam, antica strada a luci rosse

Abitata sin dalla preistoria, era una strada sterrata caratterizzata dalla presenza di numerose grotte. In età classica divenne sede di riti mitriaci, nel Medioevo sede di Cenobiti e nel XVI secolo sede di attività orgiastiche

Via Chiatamone

Come la Pignasecca, antica zona di incontri clandestini tra popolane e nobili, anche altri luoghi della Napoli antica furono scenario di promiscuità e attività orgiastiche. Tra queste c’è Via Chiatamone, la nota strada, situata nel Borgo Santa Lucia, che si fa spazio tra Via Parthenope e Via Caracciolo. Conosciuta dai napoletani comeO Chiatamone, ha cambiato aspetto più volte nel tempo. Il nome deriva dal greco “Platamòn” che significha “rupe scavata da grotte”. La via, infatti, è situata tra il mare e la parete rocciosa del Monte Echia, e risulta essere conseguenza dell’azione del mare, il quale, nel suo perpetuo movimento, avrebbe scavato nella roccia, creando insenature simili a grotte. La via, abitata sin dalla preistoria, era anticamente una strada sterrata caratterizzata dalla presenza di numerose grotte con un aspetto, quindi, molto differente da quello che ci appare oggi.

In età classica divenne sede di riti mitriaci, nel Medioevo sede di Cenobiti e nel XVI secolo sede di attività orgiastiche. Queste ultime destarono un enorme scandalo, spingendo il viceré Pedro de Toledo alla ostruzione delle grotte. La costruzione delle mura che circondavano la riva, avvenuta nel 1565, trasformò l’aspetto del Chiatamone, che divenne la strada da passeggio per i nobili e signori, ma non la sua natura promiscua: gli incontri a luci rosse tra aristocratici e popolane, infatti, continuarono indisturbati. Successivamente, alla fine del XIX secolo, con i lavori di Risanamento che diedero vita anche al Corso Umberto I, lo sperone di Monte Echia fu ridimensionato, mentre una colmata a mare fece avanzare la linea costiera. Via Chiatamone così, un tempo larga e aperta alla vista del Golfo sino a Capo Posillipo, arretrò rispetto in prossimità delle cave da cui si estraeva il tufo per le costruzioni, cedendo il posto al lungomare moderno costituito dalle nuove vie Nazario Sauro, Partenope e Caracciolo.

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