Catacombe di San Gennaro, viaggio nella storia del cristianesimo a Napoli

Il sito archeologico ospita il ritratto più antico del Patrono della città oltre a cunicoli, affreschi e sarcofagi

Catacombe (Foto di Chiara Di Martino)

È il più importante monumento del cristianesimo a Napoli: il complesso delle Catacombe di San Gennaro, alle quali si accede oggi dalla Chiesa dell'Incoronata di Capodimonte, rappresenta un'area cimiteriale sotterranea che risale al II-III secolo d.C. Il riferimento al Santo Patrono è dovuto al fatto che, a partire dal 400 e fino all'831, ospitò per un lungo periodo le sue spoglie, ampliandosi anche in virtù della grande devozione della città al martire morto nel 305. Le Catacombe sono in tufo, materiale facilmente plasmabile ma al tempo stesso particolarmente solido: è questo il motivo per cui, rispetto alle loro 'sorelle' romane, sono composte da ambienti più ampi. Due i livelli, oggi distinti in "catacomba inferiore" e "catacomba superiore". Nascono, secondo la ricostruzione storica, come sepolcro di una ricca famiglia romana che poi ne fece dono alla comunità cristiana. Le prime spoglie a esservi custodite, nel IV secolo, furono quelle del vescovo Sant'Agrippino, primo patrono di Napoli: su questa tomba fu costruita una basilica cimiteriale.

Poco più tardi fu il vescovo Giovanni I a far traslare, nel cubicolo della catacomba inferiore, i resti di San Gennaro, che restano qui custoditi fino a quando il principe longobardo di Benevento Sicone I, assediando Napoli nell'831, ne approfittò per impossessarsene portandoli nella sua città, sede episcopale. Con la perdita delle spoglie del Santo, per le Catacombe iniziò un momento di decadimento: soltanto nel XVIII secolo l'area cimiteriale ritornò in auge e divenne tappa obbligata dei visitatori del Grand Tour, il viaggio europeo che i giovani ricchi dell'aristocrazia effettuavano che aveva come destinazione privilegiata l'Italia, Napoli in cima. Come molte altre aree sotterranee della città, anche le Catacombe furono utilizzate come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale.

Una volta entrati, ci si trova di fronte al più antico ritratto conosciuto di san Gennaro, datato V secolo, che raffigura il martire tra una bambina ed una donna e con il capo sormontato dalla scritta Sancto Martyri Januario. Attraversando un passaggio a tre archi, si giunge nella grande basilica ipogea, scolpita nel tufo; a seguire, sulla destra, un cubicolo affrescato con motivi topici. La Catacomba superiore fu ampliata più volte anche grazie all'attenzione suscitato dalle spoglie di san Gennaro: due esempi dell'espansione sono la Cripta dei Vescovi, dove erano sepolti i vescovi della città e che custodisce preziosi mosaici del V secolo, e la maestosa basilica adjecta, a tre navate. La catacomba inferiore, invece, si è sviluppata attorno alla Basilica di Sant'Agrippino. I soffitti sono alti fino a 6 metri e l'area ospita una grande vasca battesimale voluta dal vescovo Paolo II, che nell'VIII secolo si rifugiò nelle Catacombe. 

Oggi grazie al recupero di associazioni e cooperative attive sul territorio, le Catacombe di San Gennaro sono incluse in un percorso di visita congiunto con le Catacombe di San Gaudioso, altro sito storico del Rione Sanità. Nel gennaio 2017 le Catabombe di Napoli hanno ricevuto il premio nazionale Francovich, istituito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani, ex aequo con con la basilica paleocristiana di Santa Maria di Siponto. 

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