La leggenda della spiaggia di Citara

Si dice che la sorgente termale di Citara sia alimentata dalle lacrime di Venere che continuano a sgorgare per la perdita del suo grande amore Adone

Venere e Adone

Nel comune di Forio di Ischia, sul versante ovest dell’isola, si trova una bellissima spiaggia protetta dal grande promontorio di Punta Imperatore: Citara (o Cetara). La spiaggia, caratterizzata da una vegetazione tropicale e sub-tropicale, è famosa per la presenza de “I Giardini Poseidon” (il parco termale più rinomato dell’isola) e per lo scenario davvero unico: oltre all’immensa distesa di acqua di mare, si posso ammirare, in lontananza, le isole Pontine, in particolare Ventotene, e uno dei tramonti più suggestivi dell’isola.

Ma perchè questo litorale è chiamato “Citara”? A spiegarlo è una famosa leggenda greca (Il Mito di Venere e Adone) che collegherebbe il nome della spiaggia a Venere “citerea”: l’appellativo era attribuito alla dea perchè “Citèra” era il luogo di nascita di Afrodite. Si dice che la sorgente termale di Citara sia alimentata dalle lacrime di Venere che continuano a sgorgare per la perdita del suo grande amore Adone. La storia raconta che il giovane e bello Adone fu ucciso durante una caccia da un cinghiale. Quando la dea apprese la terribile notizia, corse subito da Giove per implorarlo di riportare il suo innamorato in vita. Ma nel frattempo, anche Persefone, sposa di Ade e regina degli Inferi, se n’era invaghita e non voleva restituirlo al regno dei vivi per nessun motivo. Giove, allora, prese una decisione: per sei mesi Adone avrebbe vissuto nel regno dei morti e per gli altri sei mesi sarebbe potuto tornare tra i vivi. Venere, allora, disperata per la perdita dell’amato, spiegò le vele della nave e si diresse verso l'isola d'Ischia. Mentre soffriva nel ricordo del suo amato, riempiva di lamenti i lidi e con gli occhi pieni di lacrime, esclamò: “Scorrete, lacrime, segni evidenti di un triste lutto! Così conviene celebrare e dare onore al giovanetto. Così il dolore bruci i cuori. Né minor vena si sparga da perenne fonte e attesti eterno amore al cenere. Occhi miei, versate eterne lacrime che la terra poi restituirà nuovamente, dopo averle assorbite, come il fiume Meandro che dopo tortuoso giro fa ritorno alle sue sorgenti”. Improvvisamente la terra iniziò a liquefarsi e nacque una nuova sorgente: il bacino termle di Citara (da "Venere citerea", appunto).

LA SPIAGGIA DI CITARA

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