Pif: “Non è il periodo per farsi indietro. In futuro ci chiederanno cosa abbiamo fatto in questo momento storico”

Al Teatro Diana per la tappa napoletana di Momenti di Trascurabile (in)Felicità Pif parla di tutto: dal suo impegno civile al rapporto stretto tra Napoli e Palermo, annunciando anche una bella notizia

Fa iniziare bene la giornata il modo in cui vede e racconta le cose Pierfrancesco Diliberto, meglio noto come Pif. Quando lo si dice è contento anche se l’imbarazzo che prova davanti ai complimenti c’è ancora, forse questa è una di quelle caratteristiche che lo fanno amare dal pubblico per tutto quello che fa in tv, in radio e al cinema. Sagace, umoristico, a tratti volontariamente buffo, Pif ha creato un modo tutto suo di raccontare e mettere in luce i fatti che gli stanno più a cuore con una capacità ‘crossmediatica’ che in pochi sanno usare. Da un po’ c’è anche il teatro accanto allo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo per portare in scena le letture dei due libri scritti dallo stesso Piccolo Momenti di Trascurabile (In)Felicità che lunedì 25 novembre approderà anche a Napoli al Teatro Diana.

Più volte ha detto di essere un adulto irrequieto e ciò, unito alla sua eterna e scanzonata curiosità, è la sua forza, infatti, anche in questi giorni lo si trova nel bel mezzo delle riprese del suo terzo film da regista che dovrebbe essere intitolato E noi come stronzi, rimanemmo a guardare con protagonista Fabio De Luigi nei panni di un rider. Un film di impegno civile sul delicato tema del precariato, affrontato in una formula che fa pensare un certo genere della commedia all’italiana vicina alla scuola di Ettore Scola alla quale Pif sente di appartenere.

Pierfrancesco, oltre al teatro c’è stato anche l’adattamento cinematografico dei libri uscito la scorsa primavera diretto da Daniele Lucchetti e che tu hai interpretato. Tra teatro e cinema l’hai interiorizzato. Cosa ti piace di più di Momenti di Trascurabile (In)Felicità?

Francesco Piccolo e io siamo insieme in scena per la lettura e a me è sempre piaciuta l’idea di avere accanto lo scrittore che spieghi dando il senso soprattutto se si parla dei due piccoli libri Momenti di Trascurabile Felicità e Infelicità che sono degli esempi sulle piccole cose, a volte trascurabili, ma non irrilevanti della quotidianità che accadono a tutti. La cosa che mi piace di più è che pur non essendo Piccolo e io dei comici di professione le persone si divertono, ridono dall’inizio alla fine. E’ una lettura divertente dove raccontiamo dei momenti in cui tutti si possono tutti ritrovare. Anche noi ci divertiamo tantissimo in scena. A un certo punto, verso la fine, io scendo tra gli spettatori per chiedere i loro momenti di trascurabile felicità. Vengono fuori delle autentiche chicche anche surreali. Ovviamente dipende da città in città ma sono certo che a Napoli sarà uno spettacolo nello spettacolo divertentissimo.

Di questa parte di interazione con il pubblico c’è un aneddoto che ti ha colpito di più?

E’ particolarissimo perché è un po’ tipo seduta di psicoanalisi dove capita che le persone si aprono moltissimo in cui raccontano cose imbarazzantissime. Ma in alcuni casi sono raccontate anche cose molto romantiche e poetiche. Per esempio un signore ha raccontato che si commuove quando lui e la moglie ridono per le stesse cose. Ecco, sono queste piccole sfumature della vita che colpiscono.

Qual è il tuo momento di trascurabile felicità o infelicità in cui tu ti ritrovi?

Bisognerebbe scriverseli perché i momenti di trascurabili felicità capita di dimenticarli. Io per esempio ricordo i momenti di trascurabile infelicità, a me fanno anche più ridere. Una cosa che per me è un trascurabile momento di infelicità è non poter fare la scarpetta con il pane. Io adoro fare la scarpetta, quando finisco il piatto di pasta e c’è il sugo io ho bisogno del pane. Quando scopro che è finito e mi vogliono dare i crackers questo momento per me è davvero di infelicità. Se vuoi, di infelicità ne ho davvero tantissime e la dice davvero lunga sul mio essere.

Ciò che emerge in Momenti di trascurabile (in)felicità, allargandolo a tutto ciò che fai è che rappresenti la normalità degli italiani, in cui anche domande e curiosità sono soddisfatte, instaurando ancora di più empatia con lo spettatore.

Sì, questa cosa veniva principalmente fuori quando facevo il programma Il Testimone e mi ha sempre fatto piacere perché era lo spirito del programma. Io ho curiosità medie e questa probabilmente è stata la mia fortuna perché le persone si riconoscono.

In tv Il Testimone manca davvero tanto…

Eh lo so, Però, ho una bella notizia: quest’estate realizziamo la nuova edizione de Il Testimone perché manca tanto anche a me.

Molti mesi fa sei stato profetico sulla situazione politica italiana. Inoltre, ti sei anche definito come un partigiano del nuovo millennio. Anche basandoci sulla recentissima attualità, come lo vedi questo periodo?

Al di là di come la si pensi, non è un periodo sereno per l’Italia, anzi, è molto difficile. Secondo me, per riconquistare la serenità dobbiamo metterci la faccia e scendere anche in piazza. Bisogna esprimere le proprie idee. Oggi, più che mai, la politica prende le nostre vite. E’ presente più del solito anche se non ci si occupa di politica. Dobbiamo tutti, secondo le proprie capacità e opportunità metterci la faccia. Io e altre persone che fanno il mio lavoro ci dobbiamo esporre un po’ di più, ma a prescindere il mestiere che si fa questo non è il periodo per farsi indietro, anche perché qualcuno, in futuro, ci chiederà cosa abbiamo fatto e dove siamo stati in questo momento storico.

Seguiresti ancora con la telecamera il Premier Conte?

Assolutamente sì! Ho avuto anche modo di chiederglielo. E’ roba da Il Testimone e sarebbe pazzesco. Stessa cosa sarebbe seguire con la telecamerina Salvini. Se si sospende il giudizio, come giusto che sia anche nei casi più estremi, sarebbe uno spaccato del Paese interessantissimo da raccontare. Lui non accetterebbe mai di farsi seguire da me dopo il nostro scambio di vedute.

In questo momento stai lavorando al tuo film da regista. L’idea è nata che dall’incontro con un rider avvenuto durante la tappa a Firenze proprio di Momenti di Trascurabile (In)Felicità. C’è un dettaglio che mi ha incuriosito legato alla storia del film, la tua avversione verso gli algoritmi delle app. Quindi non ti vedremo mai realizzare una serie, un film o anche un programma per una piattaforma?

Questo no, anzi, lo farei volentieri. Essendo nato nel 1972 resto dell’idea che un film è bello vederlo in sala, ma è inutile lasciarsi prendere dalle nostalgie. Il cinema è cambiato, che ci piaccia o meno. Sicuramente farei una serie per una piattaforma. Però gli algoritmi mi stanno antipatici. In teoria l’algoritmo sarebbe nato per facilitarci la vita ma, il più delle volte ce la complica. Non può diventare un alibi per rappresentare situazioni irrimediabili. E’ assurdo sentire: ‘L’ha detto l’algoritmo…L’algoritmo non lo permette di fare’ e tutto si blocca. Per me è inaccettabile che una macchina possa influenzare la mia esistenza. Preferisco una persona antipatica che mi freni. Poi le rivoluzioni non si fanno con gli algoritmi.

Da palermitano, come è il tuo rapporto con Napoli?

Napoli e Palermo sono cugine strette. Io dico che Napoli è una Palermo scekerata. Con Palermo ho un rapporto di amore e odio e penso che anche per voi sia così con Napoli. Napoli da un punto di vista creativo e artistico è strepitosa e presumo che faccia arrabbiare quando le sue straordinarie doti possano essere incanalate in altre strade. Si potrebbe vivere benissimo senza doversi arrangiare o rassegnarsi. A Napoli e a Palermo c’è una dispersione di energia. Ciò mi fa venire i nervi.

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