Intervista a Peppino Gagliardi: "La musica italiana nel mondo è solo napoletana"

Il musicista partenopeo si esibirà al Sannazaro il 27 febbraio e gli verrà consegnato un premio alla carriera. L'intervista di NapoliToday a Peppino Gagliardi

Gagliardi (Foto Riccardo Piccirillo)

Dopo sette anni dal suo ultimo spettacolo nella città partenopea, torna a esibirsi a Napoli il cantante e musicista Peppino Gagliardi con lo spettacolo "Live!", nell'ambito della rassegna “Suoni della città”, mercoledì 27 febbraio alle ore 21 presso il Teatro Sannazaro di via Chiaia. Durante il concerto il musicista proporrà al pubblico buona parte del suo repertorio, antichi successi e classici della canzone napoletana. Sarà accompagnato dalla sua storica band costituita dal figlio Massimiliano al piano, Marco Sinopoli alla chitarra, Toto Giornelli al basso e Daniele Di Ruocco alla batteria.

NapoliToday ha intervistato Peppino Gagliardi, che durante lo spettacolo sarà insignito del premio alla carriera dall' A.F.I. (Associazione Fonografici Italiani).

-C'è molta attesa per il suo concerto al Sannazaro. Come si articolerà e canterà tutti i suoi successi?
Certo, come faccio a non farli, sono d'obbligo. Anzi, farò anche una scelta, coerente per dare spazio anche alla musica napoletana, di cui sono sempre stato un cultore. Ho anche musicato le poesie dei grandi poeti napoletani. Ci sarà spazio per Ferdinando Russo, Di Giacomo, la Tarantella di Nicolardi e tanto altro. Poi ovviamente ci sono dei pezzi che mi porto appresso. A volte restiamo incatenati, vorrei fare altre cose nuove, ma poi si torna sempre sui vecchi pezzi, anche se comunque è piacevole. Mi fermano per strada e dicono che grazie a me sono nati amori, bambini.

- E cosa risponde?
Che sono responsabile delle atmosfere, ma poi hanno fatto tutto loro...

-C'è un suo successo al quale è maggiormente legato?
Sono come un padre di famiglia. Le canzoni sono legate anche ai rapporti di vita che avevo, alle cose. C'erano alcuni pezzi, che amavo tantissimo, che magari poi sono stati come dei figli sfortunati. Poi ci sono i figli fortunati. I pezzi che amo di più sono legati comunque ad episodi della mia vita. Anche brani non miei mi sono rimasti dentro, come "Ti ho vista piangere". La canto in maniera diversa rispetto all'originale chiaramente.

-Riceverà un meritato premio alla carriera durante lo spettacolo al Sannazaro...
Si vocifera di questo premio. Penso che me lo daranno.

-Il suo rapporto con Napoli e con la musica partenopea?
E' bello. Una volta ho fatto un'intervista televisiva, che rimandano sempre anche sul web, durante la quale mi sono commosso. Napoli è bella, è stata una culla della civiltà. Con il tempo però la cultura sta diventando scultura. Andiamo a vedere una statua, al posto di parlare di cultura. Anche i miei pezzi e le mie musiche sono di estrazione partenopea. La mia radice è Napoli. Ho amato i capolavori della tradizione. La musica italiana nel mondo è napoletana, senza alcun dubbio. Abbiamo la fortuna della lingua napoletana, che è tronca. Per un musicista è bellissimo si appoggia bene. La lingua napoletana ha una potenza enorme.

-Lei vive a Roma da tempo (1981). Come mai questa scelta?
Già vedevo Napoli un po' turbolenta. C'era un codice d'onore qualificato.Oggi non c'è più. Napoli è piena di luce, ma ha tante ombre che coprono questa luce. Girate l'obiettivo dove c'è il bello, come in realtà voi di NapoliToday ho visto che già fate.

-Nella sua carriera ha alternato fasi di produzione continua a momenti di "stasi". C'è un motivo particolare?
Perchè appartiene al mio carattere. Negli anni 2000 ho realizzato un triplo cd con tutti i miei più grandi successi. Ho fatto anche musica per il teatro. Mi piace provare per sperimentare. Faccio ogni tanto delle pause di riflessione. Ho curato molto la famiglia. Ho anche collaborato con mio figlio Massimiliano che ha fatto gli arrangiamenti dei cd, chiamando i migliori musicisti.

-C'è qualche artista della nuova leva che apprezza o segue?
Le risponderei senza ragione e in maniera non sincera. Quindi mi astengo. La sera quando sto giù gioco a scacchi, che sono una scienza ed ascolto Stravinskij. Quello che dico parte dall'anima. Parlo di ciò che sento. Sono atipico, vivo e continuerò a vivere senza rete, come sempre.

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