Virgiliano, è a picco sul mare l'omaggio al poeta

Il parco, da non confondere con quello di Piedigrotta dove Virgilio è sepolto, è oggi il polmone verde di Posillipo

Il legame tra Virgilio e Napoli è disseminato ovunque, in città. Dal "parco Vergiliano", a Piedigrotta, dove è conservato un monumento sepolcrale considerato la sua tomba (insieme a quella di Giacomo Leopardi) fino alla leggenda di Castel dell’Ovo che lo vede protagonista; le due anime – il poeta e il mago-salvatore della città – convivono e si uniscono in uno dei luoghi più incantati della collina di Posillipo: l’enorme parco che nacque nel 1931 con il nome di epoca fascista “Parco della Vittoria o della Bellezza”, poi divenne “Parco delle rimembranze” in onore ai caduti di guerra, e infine assunse il nome di uno dei poeti dell’antichità più amati a Napoli. Per i partenopei è semplicemente “il Virgiliano”, punto di vista unico della città con terrazze e muri in tufo, la pietra più utilizzata per le costruzioni a Napoli perché leggera, solida e facilmente lavorabile.

In particolare, dalla terrazza più alta del parco, a 150 metri sul livello del mare, è possibile guardare uno dei panorami più ampi del golfo: le isole di Capri, Ischia, Procida e l’isolotto di Nisida, la Baia di Trentaremi, Bacoli, Monte di Procida, il Vesuvio, tutta la costa e la Penisola sorrentina. Un’estensione di 92mila metri quadrati totali con due ingressi: il principale, l’ingresso monumentale originale con quattro pilastri sormontati da anfore, alla fine del viale Virgilio, e il secondo, in Viale Tito Lucrezio Caro (zona conosciuta come Valle dei Re). Scavata sotto il parco, la Grotta di Seiano, porta di accesso al parco archeologico-ambientale del Pausilypon.

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Fino al 2002, quando fu riaperto dopo una sostanziale riqualificazione che l’ha dotato di nuovi percorsi, illuminazione e patrimonio floristico da 250 alberi e 55mila arbusti, era percorribile anche dalle auto, come testimonia anche una divertente scena del film cult “Così parlò Bellavista”. Nel parco sono presenti anche due busti (uno di Simón Bolívar, donato dal Venezuela in segno d’amicizia con il popolo napoletano, e l'altro di Gandhi, opera in bronzo di un artista indiano donato dall’Ambasciata indiana).

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