Sorrentino parla di 'Loro': “Non è un attacco a Berlusconi, offre un modo per comprendere”

Il regista napoletano ha rilasciato alcune dichiarazioni a proposito del film, la cui prima parte ha incassato già oltre 2 milioni di euro

Una scena di Loro (Ansa)

Paolo Sorrentino ha rilasciato per la prima volta delle dichiarazioni a proposito di 'Loro', il suo ultimo film (in due parti) su Silvio Berlusconi che ha già superato i 2 milioni di incasso.

Il regista partenopeo, a La Stampa, ha sottolineato che la sua opera non è una condanna al personaggio Berlusconi, né in alcun modo un'analisi politica. “Non era stata puntualizzata la dimensione dei sentimenti – spiega – le paure che riguardano tutti, i giovani, le persone anziane, quelle di mezza età, e quindi anche Berlusconi”. In particolare “la paura della vecchiaia e della morte – aggiunge – che nei miei film c’è sempre”.

Qualcuno lo ha accusato di non avere, con la sua pellicola, di fatto preso alcuna posizione su Berlusconi. “Non credo che un film debba servire a liquidare persone e faccende con rabbia – spiega – ma anzi offrire una maniera per comprendere”. Sorrentino peraltro si tira fuori dal gioco cui molti stanno partecipando, ovvero quello di riconoscere i personaggi reali che si celano dietro quelli del film (non tutti esplicitati). “È una mania da rotocalco ma non ha senso – è il pensiero del regista – non ho avuto problemi a chiamare i protagonisti con i loro nomi veri, gli altri non hanno riferimenti reali”. La Smutniak non è la Began, quindi, e Bentivoglio non è Bondi.

Da Berlusconi dal vivo “se ne ricava la stessa impressione di quando lo si vede a Porta a Porta. È l’uomo che si è abituati a vedere”, aggiunge, e sottolinea che dall'ex premier – a proposito del film – non ha avuto al momento “nessun riscontro, ma Loro non è un attacco e l’uomo è sicuramente ironico”. Con “Il Divo” e Giulio Andreotti andò diversamente, l'esponente storico della Dc non gradì affatto il film. “Si tratta di due persone profondamente diverse – spiega Paolo Sorrentino – Andreotti era l’incarnazione di un potere che veniva da lontano e che aveva a che fare con la Chiesa. Sembrava impenetrabile, privo di sentimenti”.

Il regista napoletano si definisce “sfinito” dopo il film, perché “quando hai a che fare con personaggi veri devi stare attento, tenerti a freno”, e a proposito del mancato invito a Cannes conclude: “Non ci siamo ritrovati sulle lunghezze. Non mi dispiace, ci sono già stato”.

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