Palazzo dello Spagnolo, la 'stalla' preferita da Carlo III di Borbone

L'edificio settecentesco in via Vergini era utilizzato dal sovrano per lasciare i cavalli e prendere i buoi per risalire verso Capodimonte

Foto di Chiara Di Martino

Basta varcare il portone di via Vergini 19, nel cuore del Rione Sanità e a pochi passi dalla centrale Piazza Cavour, per trovarsi di fronte al monumentale Palazzo dello Spagnolo (o dello Spagnuolo), splendida testimonianza di architettura barocca con un ruolo di rilievo nella storia di Napoli. Qui, infatti, Carlo III di Borbone - che aveva fatto costruire a Capodimonte una imponente dimora dove custodire le opere ereditate da sua madre Elisabetta Farnese: sì, proprio quella che oggi conosciamo come Reggia di Capodimonte - lasciava i cavalli per inerpicarsi lungo via Vergini e affrontare il pendio della collina montando dei buoi, in grado di affrontare meglio la ripida salita, resa difficoltosa anche dalla presenza di detriti alluvionali che si depositavano lungo il tragitto. Frequenti erano le visite del re, e l'intero quartiere approfittava per vederlo da vicino ogni volta che faceva sosta nel cortile. Ben presto, però, la zona fu collegata alla collina di Capodimonte tramite una strada fatta costruire da Gioacchino Murat, quando divenne sovrano di Napoli. 

Il nome del Palazzo dello Spagnolo, però, è dovuto al fatto che successivamente, nel XIX secolo, fu la dimora di Tommaso Atienza, aristocratico spagnolo marito di Donna Anna Maria Pelliccia dei nobili di Tropea. Il nuovo proprietario ne ampliò la struttura aggiungendo un piano e facendo affrescare il piano nobile (di quest'ultimo intervento, però, non resta traccia visibile a causa dei restauri dei decenni successivi). Capolavoro barocco dell’architetto Ferdinando Sanfelice, con la sua caratteristica  scala a doppia rampa - definita ad "ali di falco" - che si affaccia nell’atrio lungo ogni piano, il Palazzo è anticipato da un portone spazioso ornato di piperno grigio vesuviano. Eretto nel 1738 su commissione del marchese di Poppano Nicola Moscati (i due palazzi uniti dalla scala erano in realtà entrambi di proprietà della moglie), ospita decorazioni in stucco in stile rococò, realizzate intorno al 1740 da Aniello Prezioso su schizzi di Francesco Attanasio. Le porte di accesso agli appartamenti - per lo più di proprietà di privati, mentre la parte di proprietà pubblica, al secondo e al terzo piano, è quella che dovrebbe ospitare il Museo dedicato a Totò - sono decorate medaglioni in stucco che riproducono con i ritratti a busto della famiglia che abitava quell'appartamento.

Questa caratteristica struttura si ritrova in altri palazzi sempre di costruzione settecentesca: palazzo Tabucco, in via San Liborio, e Palazzo San Felice, poco più avanti, in via Sanità, sempre opera dell'architetto Sanfelice (come dimora della sua famiglia) annettendo un edificio già esistente a un altro da lui progettato, circa 15 anni prima del Palazzo dello Spagnolo.

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