Palazzo Gravina, costruito sul terreno delle monache di Santa Chiara

A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento nell'edificio lavorarono Matilde Serao e E.A.Mario: dal 1936 ospita la facoltà di Architettura della Federico II

Foto di Chiara Di Martino

È da molti considerato il maggior esempio dell'architettura rinascimentale napoletana, con echi toscani e romani: Palazzo Orsini di Gravina (più conosciuto semplicemente come Palazzo Gravina), in via Monteoliveto, risale ai primi anni del Cinquecento, quando Don Ferrante Orsini duca di Gravina acquistò, per farne la propria abitazione, due appezzamenti di terreno di proprietà delle monache del monastero di Santa Chiara, pagandoli poco più di cento ducati.

Il progetto porta la firma dell’architetto Gabriele d'Agnolo: già durante la sua costruzione, Orsini rischiò di perderne il possesso perché il palazzo doveva essere confiscato su decisione dell’allora vicerè del Regno di Napoli, ma grazie all’intervento di Carlo V d'Asburgo poté conservarlo. Tra la fine del Seicento e la metà del Settecento fu occupato da vari esponenti della famiglia, tra cui il fratello del Papa Benedetto XIII e Benedetto Orsini, cardinale e ambasciatore del Re in Vaticano.

La facciata è caratterizzata al pian terreno da un alto bugnato con quattro piccole finestre per lato, e al piano nobile da paramenti con lesene corinzie che si alternano alle finestre in marmo bianco, sormontate da nicchie con ghirlande di frutta e fiori e con busti-ritratto. Il portale visibile oggi fu introdotto nel tardo '700: pochi anni dopo insieme ad altre sostanziali modifiche (con l’aggiunta di un secondo piano e l’apertura di botteghe sulla facciata principale). il palazzo fu requisito alla famiglia che lo aveva costruito e finì in mano francese per tutto il periodo della rivoluzione, ospitando la dimora del generale Thiebault.

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Nel 1848 fu distrutto da un incendio e poi ricostruito in seguito all'acquisizione per pubblica utilità stabilita con decreto reale: fu aggiunto il quarto lato e rivestiti in piperno i basamenti delle facciate laterali. In quegli anni lavorarono nel palazzo Matilde Serao come telegrafista e E. A. Mario, come impiegato delle poste. Dal 1936, dopo una nuova ristrutturazione che eliminò il secondo piano, Palazzo Gravina è la sede della Facoltà di Architettura dell'Università Federico II.

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