Sant’Eligio, l’orologio fermato dalla Guerra

L'esplosione di una nave in porto, nel 1943, trafisse la torre della Chiesa gotica di epoca angioina

Foto di Chiara Di Martino

Era il 1943: la motonave da carico “Caterina Costa” ormeggiata nel porto di Napoli, di fronte al rione di Sant’Erasmo, carica di materiale bellico destinato alle forze armate italiane dislocate in Tunisia. Nel pomeriggio del 28 marzo si sviluppa a bordo un incendio, che in poche ore causò lo scoppio del carico causando oltre 600 morti e 3mila feriti. Il molo sprofondò e tutt'intorno un gran numero di edifici furono distrutti o gravemente danneggiati, addirittura fino al Vomero e a Pianura. Tra i pezzi di storia della città colpiti, anche l’orologio della chiesa di Sant’Eligio, trafitto da una lamiera. L’orologio è rimasto fermo all’orario dell’esplosione ed è tornato in funzione solo all’inizio degli anni Novanta, grazie al lavoro di un’associazione culturale e della Parrocchia.

Nel dedalo di vicoli a ridosso di piazza Mercato e alle spalle del corso Umberto I, la Chiesa gotica, costruita nel 1270, è la più antica costruzione di epoca angioina e ospita opere di artisti di primaria importanza: tra i tanti, Massimo Stanzione e Francesco Solimena. L’arco a due piani su cui si poggia l'orologio fu eretto successivamente alla Chiesa, nel Quattrocento, per collegare il campanile con un edificio adiacente: al primo piano, sempre di stile gotico, è posizionato l’antico orologio su cui aleggiano molte leggende, cui fa riferimento anche Benedetto Croce in uno dei suoi scritti. Il secondo piano, invece, decorato con stemmi aragonesi, sembra ospitasse una stanza in cui i condannati a morte trascorrevano le ultime ore prima di essere giustiziati.

L’orologio ha in realtà un doppio quadrante, uno visibile dal lato di piazza Mercato in direzione della Chiesa del Carmine Maggiore (con quattro teste marmoree poste in quattro tondi concavi, anche questi oggetto di molte leggende), uno da quello di via Duca di San Donato, che conserva ancora la caratteristica dalla lancetta eseguita a sbalzo, raffigurante un sole antropomorfo. Anche questo secondo quadrante è stato restaurato alla fine degli anni Novanta grazie all’impegno della Circoscrizione, della Parrocchia e dei cittadini.

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