Mostra d’Oltremare, nata come base di lancio della politica coloniale del regime

Costruita in soli 16 mesi, faceva parte del piano di rilancio per Napoli voluto da Mussolini. Oggi è un importante polo fieristico

Fin dal primo sguardo è evidente la sua impronta architettonica di inizio Novecento: la Mostra d’Oltremare di Napoli fu infatti voluta dal regime in virtù della sua posizione centrale nel Mediterraneo come punto di partenza ideale per la sua politica coloniale. Il 25 ottobre 1931 Benito Mussolini, dopo le visite al Porto, al nuovo quartiere Luzzatti, a Pompei ed Ercolano, pronunciò un lungo discorso dal balcone della prefettura in piazza del Plebiscito, in cui disse le celebri parole “Napoli deve vivere”. La Mostra nacque come "Esposizione Tematica Universale", insieme al parco dell'Esposizione Universale di Roma (poi diventato EUR), e fu allestita nel 1937 per ospitare una manifestazione diretta a celebrare l'espansione politica ed economica dell'Italia fascista sui mari e nelle terre d'oltremare.

Quando si scelse Napoli come sede, si discusse a lungo su dove posizionare la fiera: alla fine si optò per la zona flegrea, tra Bagnoli e Fuorigrotta, perché considerato punto strategico per il turismo e il commercio, vista la vicinanza con il mare e con le aree archeologiche di Cuma e del Lago d’Averno. Costruire la Mostra significò riqualificare l’intera area costruendo un intero quartiere intorno al Viale Augusto, che conduceva al piazzale d’ingresso della Mostra. I lavori furono molto rapidi: in soli 16 mesi fu innalzata la struttura ispirata alle caratteristiche delle colonie d’Oltremare. Realizzata su oltre 1.000.000 di metri quadrati, era composta da 36 padiglioni espositivi; un palazzo degli uffici; un'arena all'aperto dalla capienza di più di 10.000 persone; due teatri; una piscina olimpionica; ristoranti e caffè; un parco divertimenti, un parco faunistico ed un acquario tropicale; una preesistente zona archeologica d'epoca romana, inclusa al suo interno.

A progettarla fu Marcello Canino nel 1938, secondo tre assi che fungono da decumani e raccordati da assi che sostituiscono i cardini, al termine dei quali sorge un padiglione. Fu inaugurata nel 1940 dall’onorevole Vincenzo Tecchio e alla presenza di re Vittorio Emanuele III. La "I Mostra Triennale delle Terre Italiane d'Oltremare" terminò appena un mese dopo, a causa dell'inizio della Seconda guerra mondiale e dei bombardamenti che la colpirono: il 60% degli edifici subì ingenti danni. L’area fu abbandonata e la ricostruzione iniziò soltanto nel 1952: quattro anni l’Ente fu trasformato in “ente Mostra d'Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo” per promuovere il turismo e l’economia della città, ma la nuova anima della Mostra fallì subito e per due decenni restò abbandonata.

Nel 1980 ospitò gli sfollati del terremoto, circostanza che contribuì a accelerarne il degrado, avendo demolito in quella circostanza alcuni padiglioni rappresentativi del moderno napoletano, le serre botaniche di Carlo Cocchia e l'arena flegrea, ricostruita successivamente. Solo alla fine degli anni Novanta inizia la sua riqualificazione: l’ente diventa Mostra d’Oltremare Spa, partecipata da Comune di Napoli, Regione Campania, Provincia di Napoli e Camera di commercio di Napoli. Oggi la Mostra è una delle principali sedi fieristiche italiane e, assieme alla Fiera del Levante a Bari, la maggiore del mezzogiorno. Si estende su una superficie di 720 000 metri quadrati con edifici di interesse storico-architettonico, padiglioni espositivi più moderni, fontane (tra cui la monumentale Fontana dell'Esedra), un acquario tropicale, giardini con una grande varietà di specie arboree e un parco archeologico.

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