La storia di Giambattista Vico, nato in via San Biagio dei Librai

Una targa ricorda la stanza in cui ha vissuto 17 anni: il filosofo è sepolto nella Chiesa dei Girolamini

Foto di Chiara Di Martino

È nato e ha vissuto 17 anni in un palazzo al numero 112 di via San Biagio dei Librai: l’intera esistenza di Giambattista Vico, una delle menti più geniali partorite dalla città di Napoli, è legata al centro antico. In corrispondenza della stanza dove trascorse infanzia e adolescenza c’è una targa che recita: “In questa cameretta nacque il XXIII giugno MDCLXVIII Giambattista Vico. Qui dimorò fino ai diciassette anni e nella sottoposta piccola bottega del padre libraio usò passare le notti nello studio. Vigilia giovanile della sua opera sublime. La città di Napoli pose”.

Figlio di un modesto libraio proprietario di una bottega sotto casa, fu battezzato nella vicina Chiesa di San Biagio, all’angolo con via San Gregorio Armeno, da sposato visse in vico dei Giganti e alla sua morte fu sepolto nella Chiesa dei Girolamini in via dei Tribunali. In questo ristretto spazio si svolse la vita di uno dei più grandi filosofi italiani: nato nel 1668, era un bambino molto vivace, ma, a causa di una caduta, si procurò una frattura al cranio che gli impedì di frequentare la scuola per tre anni. Le sue capacità mentali non ne furono alterate come invece temevano i medici, ma fu attribuito a questo incidente il cambiamento del suo carattere in malinconico e taciturno.

Alternò a lungo gli studi presso i gesuiti a un apprendimento da autodidatta (spesso, all’interno della bottega del padre): poi, per assecondare il genitore, si dedicò alle discipline legali iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza di Napoli pur senza seguire i corsi e continuando a studiare in solitudine. Pare si sia laureato a Salerno, e dopo il conseguimento del titolo si appassionò al legame tra diritto e filosofia. Nel 1699 ottenne la cattedra di retorica all’università di Napoli e poté così permettersi affittare una piccola casa in vico dei Giganti (tra via Tribunali e via Anticaglia) e metter su famiglia.

Il suo talento non fu riconosciuto in vita nonostante Carlo di Borbone lo avesse nominato, nel 1732, storiografo regio. Nell’ultima fase della sua vita, tornarono a farsi sentire le conseguenze dell’incidente di cui fu vittima da bambino e morì il 20 gennaio del 1744, nella sua casa a Napoli. Fu sepolto nella chiesa dei padri dell'oratorio, detta dei Girolamini, dove oggi è ancora visibile la sua tomba. Mente brillante, ricordato universalmente per i suoi “corsi e ricorsi storici”, si oppose alla concezione aristotelica che poneva Dio al centro del mondo: è l’uomo ad aver scritto la storia, e in questo scenario Dio è la Provvidenza, che interviene per guidare l’uomo nella creazione. A lui è oggi intitolato un prestigioso liceo classico della città, in via Salvator Rosa.

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