11 febbraio 1848: Ferdinando II promulga la Costituzione del Regno delle Due Sicilie

Dopo una serie di rivolte scoppiate in tutto il Regno

La rivolta in via Santa Brigida

L'11 febbraio è un giorno importante per la storia. Nel 1848, infatti, Ferdinando II promulgò la Costituzione del Regno delle Due Sicilie, concessa il 29 gennaio precedente come risposta alle sommosse scoppiate in tutto il Regno.

Le rivolte ebbero inizio il 12 gennaio a Palermo. I fatti siciliani provocarono un effetto contagio anche a Napoli, con l'insurrezione del 27 gennaio che costrinse, due giorni dopo, Ferdinando II a concedere nuovamente la Costituzione, poi promulgata l'11 febbraio.

La situazione precipitò nuovamente qualche mese dopo: alla vigilia del 15 maggio, i deputati più intransigenti del neo eletto parlamento napoletano insistettero nella richiesta a Re Ferdinando di modificare parte della Costituzione su cui avrebbe dovuto giurare.

Nella notte fra il 14 e 15 maggio, mentre i deputati tentavano le ultime negoziazioni col Re, iniziarono a sorgere delle barricate, in particolare in via Toledo e nelle strade laterali. Gli scontri iniziarono verso le 10, dopo che Re Ferdinando fece arrestare i deputati Capitelli e Imbriani inviati in un ultimo tentativo di negoziazione. Pietro Catalano Gonzaga si mise a capo della barricata sorta davanti al Palazzo Cirella. Respinto un primo assalto delle truppe regie, le barricate cedettero sotto il fuoco dell'artiglieria e due compagnie di Cacciatori Svizzeri, superate le barricate, sfondarono il portone di Palazzo Cirella ed invasero il palazzo, trucidando tutti coloro che vennero trovati con le armi in pugno.

Il Palazzo fu saccheggiato. I prigionieri vennero condotti alla Darsena e rinchiusi a bordo di un Regio Legno della Marina borbonica attrezzato a galera, ma evasero con l'aiuto del Generale Pepe e raggiunsero gli Stati Pontifici.

Lo stesso giorno Ferdinando sciolse il Parlamento e la guardia nazionale, nominò un nuovo governo e proclamò lo stato d'assedio. La feroce repressione causò circa 500 morti. Tra le vittime illustri il giovane scrittore Luigi La Vista e il filosofo Angelo Santilli. 

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