Chiesa di Piedigrotta, scenario di una festa antichissima

Eretta nel Trecento su un precedente edificio religioso del V secolo, secondo la leggenda fu costruita per volontà... della Vergine Maria

Foto di Chiara Di Martino

Angioini, Aragonesi, ma soprattutto i Borbone resero Piedigrotta un luogo di festa, un modo per far dimenticare ai napoletani guai e povertà. E questa antica festa, a lungo celebrata l’8 settembre, ha anche un luogo simbolo, la Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, eretta a partire dal 1352 su una precedente chiesa dedicata all'Annunciazione alla Vergine Maria costruita nel V secolo (probabilmente edificata dai pescatori di Mergellina). La prima testimonianza dell'esistenza, qui, di un luogo sacro risale al 1207 quando vennero trasportati da Cuma a Napoli i resti dei corpi di Santa Giuliana e San Massimo, da collocare rispettivamente nella chiesa di Donnaromita e nel Duomo. Un documento storico testimonia che il corteo fece tappa alla Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta per passarvi la notte e proseguire l’indomani.

La sua facciata, originariamente, era presso l’altare maggiore, ma nel Cinquecento fu spostata nella posizione attuale per rivolgerla verso la città. Quella che vediamo oggi – che un tempo ospitava un affresco di Giacinto Gigante del 1853 poi perduto - fu realizzata da Errico Alvino mescolando linee rinascimentali a quelle gotiche. Nel timpano c'è un bassorilievo che rappresenta la Madonna, a sinistra re Alfonso d'Aragona in ginocchio, a destra Agostino d'Ippona, padre ispiratore dei Canonici Lateranensi (ai quali la chiesa fu concessa nel 1453 dal sovrano aragonese) e, in piedi, papa Niccolò V. Il portale in noce fu scolpito da Bernardo Manco nel 1853 e reca i quattro evangelisti e i santi Apostoli Pietro e Paolo. Sull'architrave della porta spicca lo stemma dei religiosi lateranensi, quello aragonese e quello dei Capece-Galeota, una delle nobili famiglie napoletane che finanziò il restauro. La chiesa è a pochi passi dalla Stazione di Mergellina e dal Parco Vergliliano dove si trovano le tombe di Virgilio e di Giacomo Leopardi.

L'interno a croce greca e a navata unica è arricchito da cupole decorate. La volta è stata affrescata fra il 1818 e il 1824 da Gaetano Gigante. Sull'altare maggiore si arriva attraversando la cappella Filangieri: qui è la statua lignea dipinta della Madonna di Piedigrotta scolpita nel 1330 da un artista sconosciuto in cui molti hanno rivisto i tratti di Tino di Camaino. Dal 1802 è ornata da due corone d'argento. Oltre alla chiesa, il complesso monastico è formato dal cenobio, dalla farmacia, dalla canonica (che ospita opere attribuite a Francesco Solimena, Mattia Preti e Salvator Rosa), dal campanile e dal chiostro, a pianta rettangolare e arricchito da un colonnato e capitelli in marmo con gli stemmi aragonesi e quelli di famiglie nobili locali. Attualmente è occupato dall'Ospedale delle Marina Militare. La sua presenza è dovuta all'esistenza, in zona, di bagni termali, tipici dell'area flegrea e con virtù terapeutiche.

Anche questo santuario è avvolto da una leggenda: viene narrato infatti che la Vergine, l’8 settembre del 1356, sia apparsa in sogno a tre persone contemporaneamente: a un tal Benedetto, prete di Santa Maria a Cappella, a Maria di Durazzo, monaca di Castel dell’Ovo, e a un tal Pietro, un eremita, chiedendo loro di costruirle un tempio ai piedi dell’antica grotta in onore di Dio. Sempre la leggenda narra che durante gli scavi per costruirlo sia stata ritrovata la statua della Madre di Dio che ancora oggi si venera. Boccaccio, inoltre, riporta nel 1349 che la “Madonna de Pede rotto” era a Napoli popolarmente invocata come giuramento.

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