Napoli come Venezia, il sogno infranto di Lamont Young e l'incendio del castello

"Se ci si unisce tutti, abitanti e amministratori pubblici possiamo riqualificare l'area", spiega a NapoliToday in una intervista Pasquale Della Monaco

"L'incendio che ha distrutto il castello Lamont Young è stato devastante, ma sono rimaste le mura perimetrali ed io in tempi non sospetti l'ho fatto vincolare. Se ci si unisce tutti, abitanti e amministratori pubblici possiamo riqualificare l'area. Noi come associazione abbiamo fatto tante cose in questi anni, artistiche e culturali, ma ciò non basta. Sul Monte Echia è nata Napoli, vivo qui da 50 anni e non mi sono mai fermato, credo che questo luogo meraviglioso meriti maggiore attenzione. E' un paradiso turistico e paesaggistico che dovrebbe essere riconosciuto in tutto il mondo", è la denuncia a NapoliToday di Pasquale Della Monaco, artista e creatore del premio Lamont Young per la salvaguardia del luogo e del monumento.

Un terribile incendio distrusse completamente nel 1997 il castello neogotico Villa Ebe costruito sul Monte Echia nel 1902 dal visionario e utopista architetto napoletano di origini inglesi, Lamont Young. Il castello fu progettato su due scompartimenti distinti che fungevano da un lato come residenza personale dell'architetto napoletano, che abitò fino alla sua morte avvenuta per suicidio proprio a villa Ebe nel 1929. L'altro lato era la residenza della famiglia Astarita (distrutta dai bombardamenti del '44).

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Ebe la moglie di Lamont Young continuò ad abitare nel castello fino al 1976, in seguito i suoi eredi affidarono la proprietà al comune. Nel 2000 un incendio doloso danneggiò profondamente il castello: furono completamente distrutte le sale interne.

Il sito è da allora completamente abbandonato, nonostante i continui tentativi di Pasquale Della Monaco di riqualificare l'area, da tempo degradata e di creare interesse sul monumento.

IL SOGNO DI LAMONT YOUNG

L'architetto napoletano, noto per aver progettato e costruito il Parco Grifeo con il Castello Aselmeyer,  la sede dell'Istituto Grenoble in via Crispi e alcuni edifici del Parco Margherita e delle zone limitrofe, progettò, invano, già nel 1872 quella che sarebbe potuta essere la prima linea metropolitana di Napoli. Ma il progetto di maggior fascino mai realizzato da Lamont Young era la creazione a Napoli del "rione Venezia", che sarebbe dovuto sorgere tra Santa Lucia e l'area flegrea. L'architetto voleva infatti riprogettare Napoli realizzando canali, giardini e palazzi residenziali a bassa densità abitativa, collegando Santa Lucia e l'area flegrea con con un sistema di calli, tra i quali uno spettacolare canale in galleria, che avrebbe attraversato la collina Posillipo per sfociare a Bagnoli.

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