"Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe": il viaggio di un campione tra salite e discese

Nell'autobiografia scritta da Giancarlo Governi aneddoti e storie della vita e della carriera del centravanti che ha fatto sognare Napoli ai tempi del primo scudetto

Bruno, tutta una città ci sta aspettando. Noi saremo due scugnizzi napoletani che non sono nati a Napoli, ma che da Napoli sono stati adottati come figli suoi”. Così, nel corso di una telefonata, Diego Armando Maradona accolse Bruno Giordano come suo nuovo compagno di squadra in azzurro. Questo e tantissimi altri racconti ed aneddoti impreziosiscono “Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe” (Fazi Editore), l’autobiografia di uno dei più grandi attaccanti italiani di tutti i tempi scritta da Giancarlo Governi. Un viaggio tra cadute e risalite, vittorie e sconfitte, gioie e dolori, nella vita e nella carriera del centravanti del Napoli Campione d’Italia 1987. Un libro da non perdere, per gli amanti del calcio, ma non solo.

DA CAMPO DE’ FIORI A TRASTEVERE – Napoli è nel destino di Giordano sin dalla nascita. Il suo nome di battesimo, infatti, lo deve ad un filosofo napoletano. Sarà proprio la statua in Campo de’ Fiori di Giordano Bruno ad ispirare il papà, che ha una tappezzeria a pochi passi dalla storica piazza romana. “Se avrò un figlio maschio, lo chiamerò Bruno”, la promessa poi mantenuta il 13 agosto 1956.

I PRIMI CALCI E LA PASSIONE GIOVANILE PER L’INTER – E’ proprio nelle strade del suo quartiere, Trastevere, che Bruno comincia ad inseguire il pallone ed il suo sogno. Quella dell’oratorio della parrocchia di Santa Maria, con Don Pizzi, la sua prima squadra. Fino al 1969, quando grazie alla segnalazione dell’ex calciatore Temistocle Forti ad un osservatore della Lazio, Giordano sostiene il provino con i biancocelesti sul campo di Tor di Quinto. A 13 anni, dunque, Bruno entra nelle giovanili di quella diventerà la squadra del suo cuore, nonostante la sua simpatia per l’Inter di Herrera, Mazzola e Corso.

ESORDIO COL BOTTO – Che Giordano sia un predestinato lo si capisce già il 5 ottobre 1975, il giorno del suo esordio in Serie A e nel calcio professionistico a Genova contro la Sampdoria. Il 19enne, ad un solo minuto dalla fine, capitalizza al meglio un assist di Giorgio Chinaglia, siglando il gol che regala la vittoria alla Lazio.

IL SOGNO INFRANTO – Dopo i primi anni di carriera, Giordano è ormai considerato uno dei migliori attaccanti in circolazione. Con la vittoria del titolo di capocannoniere del campionato di Serie A nel 1979, niente sembra più precluso al ragazzo di Trastevere. Ecco, però, che il 23 marzo 1980 accade l’imponderabile. Dopo una partita a Pescara, Bruno viene arrestato negli spogliatoi insieme a tre compagni di squadra e condotto a Regina Coeli, dove rimarrà per 8 giorni, a causa dello scandalo calcio scommesse. Pochi mesi dopo sarà assolto dalla giustizia ordinaria per non aver commesso il fatto, mentre la giustizia sportiva lo fermerà per oltre due anni, negandogli la gioia di partecipare ai Mondiali di Spagna del 1982.

NAPOLI LA GRANDE RIVINCITA – Quello con la maglia azzurra e la città è stato amore a prima vista, sin da quella presentazione nell’estate del 1985 dal balcone della sede di Piazza dei Martiri. Tre anni intensi vissuti all'ombra del Vesuvio, con uno scudetto ed una Coppa Italia in bacheca. “A Napoli – racconta Giordano nella sua biografia – ho vissuto il periodo più esaltante della mia vita sportiva. Un periodo in cui finalmente assaporai il gusto della vittoria, vissi in una città meravigliosa a cui demmo gioia e a cui facemmo dimenticare tutti i problemi. Qualcuno disse che eravamo stati la loro droga…”.

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“Tutti i miei sogni si sono avverati. L’unica cosa che non sognavo, che non potevo sognare, era giocare con Maradona, quello che io considero il giocatore più forte del Mondo. Ma si è avverato pure quello. Cosa posso chiedere di più dal gioco del calcio?”. Bruno Giordano

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