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Voragine di Secondigliano, strage dimenticata: "Abbandonati dalle istituzioni"

Il 23 gennaio 1996, undici persone persero la vita nel crollo di via Limitone di Arzano. Dopo 24 anni i parenti attendono ancora i risarcimenti. Il monumento alle vittime è sommerso dal degrado. Il Comune di Napoli diserta la cerimonia

 

"Per 364 giorni all'anno questa cappella è una discarica. e quest'anno, per la prima volta, il Comune non ha inviato nessun rappresentante". Si sentono abbandonati i parenti delle vittime della voragine di Secondigliano. Negli anni si sono sentiti promettere monumenti, piazze, commemorazioni. Da 24 anni, invece, celebrano i loro cari scomparsi in una cappelletta abbandonata, tra il Quadrivio di Secondigliano e via Limitone di Arzano.

Erano le 16,30 del 23 gennaio 1996 quando la strada sprofondò portando con se undici persone, tra cui una ragazzina di 11 anni. Il crollo distrusse una condotta del gas e si innescò un terribile incendio. Chi non fu ucciso dal crollo, perse la vita tra fiamme. Il processo penale ha riconosciuto i responsabili nelle ditte che stavano portando avanti i lavori per una galleria di collegamento tra Miano e Arzano. "Ma dopo 24 anni - racconta Sandro Russo, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime - ancora non abbiamo avuto alcun risarcimento. Le ditte sono fallite e noi siamo finiti nel vortice della burocrazia". 

In quel pomeriggio di tanti anni fa, Sandro perse il padre Francesco: "Era in zona per aprire un'attività da intestare a me, per darmi un futuro. E' un morto innocente, come gli altri dieci. Vorremmo almeno ricordarli nel decoro. Invece questo luogo è abbandonato. Tutta la zona lo è, nonostante ci sia un progetto di riqualificazione dell'intera area. Negli anni, dal Comune di Napoli abbiamo avuto solo promesse. Addirittura quest'anno non è venuto nessun rappresentante dell'Amministrazione". 

(Le foto inserite nel servizio sono prese dal sito www.lavoraginedisecondigliano.it; il sottofondo musicale è Slowmotion da www.bensoud.com)

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