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La denuncia: "Telefoni, champagne e caviale per i boss in carcere"

A parlare è il segretario del Sindaco polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo: "I veri criminali fanno la pacchia dietro le sbarre e controllano i loro clan con i pizzini. Poggioreale è l'emblema del fallimento dello Stato"

 

"Sono anni che denunciamo che i veri criminali in carcere controllano liberamente i loro traffici all'esterno". La denuncia arriva dal Sindacato di polizia penitenziaria, più precisamente dal suo segratario nazionale, in visita a Napoli all'indomani di un un'operazione che ha arrestato settanta persone in tutta Italia, Napoli compresa, rei di aver fatto da pizzini per boss detenuti in carcere. 

"Parto sempre da Napoli per le mie campagne - afferma Aldo Di Giacomo - perché Poggioreale rappresenta il fallimento dello Stato e del sistema penitenziario. Solo qui, nel 2019, sono stati ritrovati 150 telefoni cellulari nelle celle dei detenuti, 2.200 in tutti gli istituti italiani. A questo vanno aggiunti gli episodi di violenza che i detenuti normali subiscono dai più forti e quelli che subiscono gli agenti della penitenziaria. Come se non bastasse, mi risulta che alcuni criminali di spicco abbiano trattamenti di favore. Leggendo alcune carte della Magistratura si apprende che qualcuno può liberamente ordinare caviale e champagne". 

Le colpe sono da distribuire: "Lo Stato è assente da carceri come quello di Napoli. La difficoltà di controllo dipende anche da un gap tecnologico e di personale. Poi c'è una piccola parte, molto piccola, di agenti trasferiti dai clan: quelli vanno puniti senza esitazione". Da qui, la provocazione del segretario del Spp: "A questo punto liberiamoli tutti. Queste persone, rischiano di più stando fuori che in cella, da dove controllano tutto in totale sicurezza". 

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