Donna ferita durante una stesa a Forcella: le reazioni

Dure parole di don Luigi Merola che è stato parroco nel quartiere scosso dalla morte di Annalisa Durante

Il balcone dove è stata ferita la donna (Foto Ansa)

È ancora vivo il ricordo della morte della piccola Annalisa Durante per non associarlo alla stesa di ieri sera nel rione Forcella dove è rimasta ferita una donna che era affacciata alla finestra. Poteva essere l'ennesima vittima innocente di camorra e solo un miracolo le ha salvato la vita. Chi conosce bene il quartiere non ha paura ad alzare la voce. È il caso di don Luigi Merola che a Forcella è stato non solo un parroco ma un soldato in prima linea nella lotta alla criminalità.

«Quando accadono fatti del genere non ci dobbiamo chiedere dove sono le forze dell'ordine ma piuttosto: dove sono i cittadini? Ho saputo del fatto nella notte e mi sono posto mille interrogativi, mille perché, mi sono chiesto cosa si poteva fare e non si è fatto. Dall'omicidio di Annalisa Durante, vittima innocente della criminalità, sono passati 14 anni. Ed ogni volta che accadono fatti del genere io dico che Napoli non merita altre vittime innocenti. I cittadini devono fare la loro parte, in concreto, anche se capisco il senso diffuso di delusione. Dopo la tragica morte di Annalisa furono annunciati numerosi progetti per il quartiere di Forcella, appena diecimila abitanti. Ma quanti di questi progetti sono andati in porto?».

Un'analisi del fenomeno “stese” la dà il questore Antonio De Iesu che spiega come «la fluidità degli equilibri criminali vede sempre più spesso protagonisti giovani, tra i 17 e i 24 anni. L'età non deve ingannare, sono criminali spietati». De Iesu ha poi assicurato «un'attività investigativa e di controllo assidua e capillare da parte della polizia di Stato e dei carabinieri, sotto il coordinamento della Dda» anche se il fenomeno al momento continua a seminare il terrore in molti quartieri della città.

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