Smaltimento dei rifiuti: sequestrati beni all'imprenditore Chianese

La Direzione investigativa antomafia ha disposto il sequestro preventivo d'urgenza di due immobili di Cipriano Chianese, agli arresti da gennaio scorso con l'accusa di estorsione nell'ambito dell'emergenza rifiuti

di Redazione 18/03/2010
    Prosegue l'attività di indagine nell'ambito dell'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti. La Direzione investigativa antimafia di Napoli ha posto sotto sequestro due immobili di proprietà dell'avvocato imprenditore Cipriano Chianese, 58 anni. I beni sequestrati sono una villa a Sperlonga (Latina) ed uno stabile a Parete (Caserta).

    Cipriano Chianese
    , titolare della discarica Resit, è agli arresti domiciliari dallo scorso gennario con l'accusa di estorsione di decine milioni di euro ai danni del Commissariato per l'emergenza rifiuti ottenuti, fatta con la minaccia di bloccare gli impianti che gestiva in località Scafarea, a Giugliano. L'imprenditore si sarebbe, inoltre, illecitamente appropriato di somme dovute ai comuni di Parete e Giugliano quale contributo per il ristoro ambientale. Per esigere i pagamenti, in alcuni casi non dovuti, avrebbe intimato la riduzione dei conferimenti o la sospensione di quelli già stabiliti. In questo modo avrebbe conseguito -accusano gli investigatori della Dda di Napoli - anche un'autorizzazione illegale all'esercizio di una discarica su un sito che sarebbe stato attrezzato mentre era sottoposto a sequestro.

    Gli ultimi due immobili sequestrati erano sfuggiti, finora, al provvedimento di requisizione, attuato dalla Direzione Distrettuale Antimafia nei suoi confronti nel settembre dello scorso anno e relativi ad un patrimonio complessivo del valore stimato di 78 milioni di euro, in quanto l'imprenditore aveva dimostrato di aver acquistato la villa di Sperlonga in via Campo delle Monache e la palazzina di Parete, al Corso Vittorio Emanuele, in epoca precedente il suo coinvolgimento in attività collegate a clan camorristici del Casertano.

    La Dia di Napoli, però, ha continuato le indagini, accertando che i beni erano stati a suo tempo acquistati dall'imprenditore a prezzi ritenuti irrisori rispetto al loro attuale valore di mercato. Chianese, infatti, nel corso degli anni aveva fatto eseguire notevoli lavori di ampliamento degli edifici. La villa di Sperlonga, in particolare, è costituita oggi da 21 stanze con annessa piscina.

    "Per dimostrare che i miglioramenti degli immobili erano avvenuti in anni in cui è dimostrato il rapporto di Chianese con la malavita organizzata, - ha spiegato il capocentro della Dia di Napoli, Maurizio Vallone - ci siamo serviti anche di rilievi aerofotogrammetrici storici, risalenti cioé agli anni 80 e 90, che documentano inequivocabilmente che i beni in questione erano decisamente aumentati di volume con il passare del tempo".

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    L'avvocato imprenditore negli anni scorsi era stato già arrestato, nell' ambito di una diversa inchiesta della magistratura, con le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, violazione di sigilli ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso. Nell'ambito dll'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva già disposto il sequestro all'imprenditore avvocato di beni per un valore complessivo di 78 milioni di euro.