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Omicidio Bifolco, due anni al carabiniere che sparò. I parenti: "Lo Stato si vergogni"

 

"Da quando Davide è stato ucciso la nostra non è più vita, ma credevamo ancora un po' nella Giustizia, invece gli hanno dato solo due anni". C'è rabbia e amarezza nella parole di Giovanni Bifolco, il padre di Davide, il giovane di 16 anni che il 5 settembre morì nel Rione Traiano dopo essere stato colpito da un proiettile esploso dal carabiniere Gianni Macchiarolo. 

A seguito del concordato richiesto dalla difesa, la pena sancita dalla Corte d'Appello per il militare è stata ridotta a due anni ed è stata sospesa: Macchiarolo non andrà in carcere. Un pena iniqua per i parenti di Davide e per gli attivisti del Rione, che si sono riuniti dalle 10 del mattino davanti al Palazzo di Giustizia di Napoli. 

"E' una vergogna - prosegue papà Giovanni - che i giudici siano stati così superficiali. Non si può accettare un concordato per chi ha ucciso un bambino di 16 anni. Sono state inquinate prove, questo fa male". Se Giovanni Bifolco appare rassegnato, è la zia del ragazzo a manifestare tutta la rabbia dei parenti: "Ogni volta che veniamo qui ce lo ammazzano di nuovo. I bambini non si toccano, invece il nostro ce lo ha ammazzato la Giustizia. Lo hanno scambiato per un latitante quella sera, per questo gli hanno sparato". 

Si accascia sul marciapiede il fratello del 16enne, Alberto: "Se l'avesse fatto qualcuno di noi avrebbe avuto il 'fine pena mai'. Invece, lui che è carabiniere ha avuto solo due anni. Lo Stato si deve vergognare". 

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