Campi Flegrei, il vulcanologo: "Lo sciame sismico deve preoccuparci"

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"Non siamo pronti ad affrontare un'emergenza vulcanica. Tutto potrebbe cambiare in poche ore, ma non abbiamo gli strumenti per affrontare un'evacuazione". E' un'ombra cupa qulla che il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo, primo ricercatore dell'Osseratorio vesuviano, lancia sul sistema dell'emergenza napoletana. 

Nelle ultime settimane, sono state molto frequenti le scosse avvertite nell'area flegrea. Un trend che ha messo in allarme la popolazione: "La magnitudo è sempre stata modesta - spiega Mastrolorenzo - ma in quest'area gli sciami sismici sono naturali: è il bradisismo. In passato, queste scosse hanno condotto anche a fenomeni eruttivi. E' pur vero che, in altre occasioni, invece, non hanno portato a nessuna conseguenza. Questo ci dice che non abbiamo possibilità di capire quanto i segnali di queste settimane sono allarmanti. Noi dovremmo essere sempre pronti allo scenario peggiore, perché i Campi flegrei sono un vulcano giovane e ancora in attività. C'è un enorme bacino di magma tra l'area flegrea e il Vesuvio. Non sappiamo quando potrà avvenire una nuova eruzione, magari tra centinaia di anni, ma nulla esclude che possa avvenire tra poche settimane". 

Secondo gli esperti, i Campi flegrei sono molto più pericolosi del Vesuvio: "Nel 2012 - prosegue il vulcanologo - questa zona è stata elevata al livello giallo di allerta. Si tratta un supervulcano e in tutto il pianeta ce ne sono soltanto una decina. Per far comprendere la pericolosità di questa caldera basti pensare che l'unica grande eruzione documentata ha raggiunto una potenza di 100 volte superiore a quella vesuviana del 79, quando furono distrutte Pompei ed Ercolano. L'evento riguarderebbe non soltanto tutta la zona di Pozzuoli, ma anche alcuni quartieri di Napoli, come Chiaia, San Ferdinando e Posillipo". 

Di fronte a questo scenario, così come per il Vesuvio, le istituzioni non hanno ancora messo a punto contromisure adeguate che permettano di mettere in salvo la popolazione: "Esiste un piano di emergenza - afferma Mastrolorenzo - ma si tratta solo di una bozza. Non esistono direttive specifiche sull'evacuazione. I Comuni avrebbero dovuto redigere un piano, poi si sarebbero dovuti assemblare a livello regionale i diversi piani comunali. Al momento, solo Pozzuoli ha il suo piano, ma se non inserito in una strategia più ampia è inutile". 

Nel caso la situazione precipitasse, anche la catena di comando non sembra essere chiarissima: "Se passassimo da un livello giallo ad arancione e, poi, salissimo al rosso - ci dice l'esperto - il compito dei ricercatori si esaurirebbe e la parola passerebbe ai vertici della Protezione civile e, per l'apporvazione definitiva, alla Presdenza del Consiglio. Dovrà essere, quindi, una decisione politica. Non ci saranno mai segnali certi e qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di ordinare l'evacuazione, anche a rischio che si tratti di un provvedimento inutile. Meglio un'evacuazione inutile, con un rientro dopo poche ore, piuttosto che un'evacuazione ritardata, che condannerebbe migliaia di persone. Purtroppo, lo ripeto, a oggi non saremmo pronti ad affrontare una simile emergenza".  

(colonna sonora "Little Planet" da www.bensound.com")

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