Schettino, l'ultimo video prima del carcere: "L'incidente va raccontato in modo professionale"

L'ex comandante descrive la manovra evasiva con la quale tentò di superare indenne le rocce

Francesco Schettino, ex comandante della nave da crociera Concordia naufragata al largo dell'isola del Giglio il 13 gennaio 2012, è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 16 anni di carcere. A pochi giorni dalla sentenza, il marittimo - ora detenuto nel penitenziario di Rebibbia - compare in un video d circa 25 minuti diffuso dal suo entourage attraverso YouTube.

L'ex comandante descrive la manovra evasiva con la quale tentò di superare indenne le rocce. L'obiettivo era lasciarsi alle spalle gli scogli evitando la cosiddetta derapata,  lo sbandamento della parte posteriore della Concordia. Per farlo, ordinò di tenere la barra a sinistra. "Fu in quel momento - riferisce Schettino - che il primo ufficiale Ciro Ambrosio intervenne ordinando tutta la barra a dritta credendo che io avessi confuso la destra con la sinistra e che, di conseguenza, stessi puntando terra per sbaglio. Ambrosio deve aver pensato solo all'ostacolo formato dall'isola del Giglio a sinistra e non alla manovra che stavo tentando di fare per scapolare lo scoglio. Mettendo la prua a sinistra, infatti, la poppa non avrebbe colpito le rocce. Avrei ordinato barra a dritta solo dopo aver superato lo scoglio".

Nel video, Schettino parla anche del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin che, quella tragica sera, era alle sue spalle: "Se avesse eseguito correttamente tutti gli ordini da me impartiti, la nave avrebbe superato indenne gli scogli. Lo attesta anche una perizia del Codacons, oltre quella della difesa".

E ancora: "È stato detto che il comandante non si è attenuto alle procedure per gestire l'emergenza, ma allo stesso tempo non è stata offerta un'analisi con la quale si potesse asserire che qualora le procedure fossero state eseguite, non si sarebbe verificato nessun decesso. Dalle intercettazioni si sente che gli ufficiali di macchina erano a conoscenza che le porte stagne non tenevano. Credo che questo tragico incidente della Concordia si debba raccontare in modo serio e professionale altrimenti non si omaggia la memoria delle vittime".

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