Quando Sant'Antonio fu patrono di Napoli al posto di San Gennaro

Il patrono dell città cambiò dal 1799 al 1814: tre miracoli del sangue, durante la breve esperienza della Repubblica Napoletana, resero San Gennaro inviso ai Borboni intanto tornati al potere

San Gennaro

Una staffetta, durata 15 anni, degna di un turn over calcistico: pochi sanno che Sant'Antonio da Padova, per un periodo relativamente breve, sostituì San Gennaro nel ruolo di patrono di Napoli. Il cambio al vertice avvenne nel 1799, quando San Gennaro fu “accusato” di essere un partigiano della democrazia repubblicana amico dei giacobini, e durò fino al 1814.

Ma andiamo con ordine. Il 24 gennaio del 1799, il giorno dopo la proclamazione della Repubblica napoletana, avvenne il consueto miracolo della liquefazione del sangue. Il generale giacobino Jean Étienne Championnet, fresco conquistatore della città ai danni dei Borboni, fece esporre le ampolle come a dimostrare la “benedizione” del santo su quanto accaduto il giorno prima.

Dopo un'altra liquefazione avvenuta il 27 gennaio, l'arcivescovo partenopeo Giuseppe Maria Capece Zurlo dichiarò alla cittadinanza che, come testimoniava il miracolo avvenuto in circostanze eccezionali, la Repubblica era protetta dalla “divina provvidenza”. Una benedizione ratificata addirittura da una terza liquefazione, questa avvenuta il 4 maggio.

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Nonostante il sostegno divino, la Repubblica Napoletana durò davvero poco, fino all'8 luglio 1799. Tornati i Borboni questi evidentemente apprezzarono molto poco l'endorsement del santo: da lì la scelta di “sostituirlo”. Avvenne persino un'esecuzione del busto di San Gennaro, trascinato con una corda al collo per strada e poi gettato in mare. Persino Zurlo fu punito, esiliato a Montevergine. Le testimonianze di quanto accadde sono molte. In dipinti e disegni dell'epoca Sant'Antonio rincorre San Gennaro scacciandolo con un bastone.

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