"I roghi tossici non sono semplici fuochi di sterpaglia": la denuncia

“Nessuna documentazione dimostra che in queste aree risiedono rifiuti tossici”. L’intervista a Vincenzo Petrella dell’associazione “Volontari Antiroghi di Acerra"

Rogo tossico ad Acerra

Un disastro ambientale senza precedenti ha coinvolto diverse aree dell’area nord di Napoli e Caserta. In queste ultime settimane tantissimi sono stati i roghi tossici che hanno messo in ginocchio molti comuni della Campania. Il Parco Nazionale del Vesuvio, uno dei più grandi polmoni verdi della Regione, è stato interamente carbonizzato. Oltre al danno ambientale l’aria irrespirabile e la puzza di bruciato hanno causato diversi malori tra i residenti: attacchi d’asma, bruciore agli occhi, mal di gola, nausea. Molte sono state le famiglie evacuate per ragioni di sicurezza. La situazione è diventata insostenibile soprattutto per chi già fa i conti da anni con le decine di discariche abusive sparse sul territorio. I tagli ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile, hanno, inoltre, reso difficile il loro intervento contemporaneamente in più zone:  in molti comuni, infatti, sono stati i cittadini e i volontari a dover spegnere i roghi. I residenti da anni denunciano lo sversamento abusivo di rifiuti, chiedono sistemi di videosorveglianza e un maggiore controllo sullo smaltimento dei rifiuti speciali da parte delle aziende del territorio. Chiedono programmi di screening per la popolazione. Ma, ad oggi, nessun loro appello è stato ancora ascoltato.

NapoliToday ha intervistato Vincenzo Petrella dell’associazione “Volontari Antiroghi di Acerra”.

Cosa ha generato i roghi di questi ultimi giorni nel territorio acerrano?

“Gli incendi si sono generati all’interno di uno dei canali di contenimento che raccoglie le acque del canale principale dei Regi Lagni. In questo canale si sono incendiate sterpaglie miste a rifiuti speciali. Questi rifiuti hanno bruciato per settimane senza sosta. I Vigili del Fuoco, intervenuti sul posto, sono riusciti a spegnere solo alcuni di questi roghi, altri sono rimasti accesi perché inaccessibili per l’alta sterpaglia. Il vero problema di tutta questa situazione è che chi si occupa di scrivere la relazione sull'incendio, spesso, non specifica la presenza di rifiuti speciali. Noi, ad oggi, infatti, non abbiamo nessuna documentazione che dimostri che in quelle zone risiedono rifiuti tossici. Sulla carta risulta che si è trattato solo di incendi di sterpaglia e non di roghi tossici. Quando si verifica un incendio, chi arriva sul posto per verificare l'accaduto dovrebbe, oltre a scrivere una relazione, chiamare la polizia o i carabinieri, in modo da far avviare la procedura di denuncia. Se nella relazione viene segnato semplicemente 'fuoco di sterpaglia' senza specificare la tipologia di rifiuti che hanno preso fuoco, in prefettura quel rogo non sarà recensito come rogo tossico. Io ti posso assicurare che non esistono roghi di sterpaglie in queste zone, all’interno dei roghi ci sono rifiuti tossici, e noi li abbiamo documentati con foto e video”.

Voi cittadini e associazioni che tipo dialogo state avendo con le Istituzioni?

“Siamo con un presidio fisso fuori al comune da giorni, abbiamo fatto diverse manifestazioni e siamo stati sotto la Regione. Ma sono anni che segnaliamo costantemente sversamenti abusivi di rifiuti che puntualmente avvengono sempre nelle stesse aree. Ma per le amministrazioni sono solo allarmismi inutili”.

Su chi ricadono le colpe di tutto questo?

“I responsabili sono i cittadini che, non informati correttamene, lasciano i loro rifiuti nelle zone abbandonate; sono le aziende che, lavorando a nero, smaltiscono i rifiuti speciali in maniera illegale perché non possono farlo secondo filiere certificate. Un altro problema che grava su tutto il territorio acerrano (e non solo) è l’amianto. Sul nostro territorio sono state sversate quantità enormi di amianto. Qualche anno fa è entrata in vigore una direttiva che stabiliva che l’amianto era pericoloso e andava smaltito. Così, dati i costi elevati di smaltimento, il cittadino e la piccola azienda hanno trovato un modo per risparmiare affidandosi a persone che lo hanno poi smaltito in maniera illegale sversandolo nelle nostre campagne”.

Cosa potevano fare le amministrazioni per evitare questo?

“Se tu Regione obblighi il cittadino a smaltire l’amianto, devi anche fornirgli i mezzi per farlo, devi assisterlo, devi aiutarlo nello smaltimento, e magari incentivarlo con qualche sgravio fiscale. Ora per rimuovere l’amianto sversato abusivamente in queste zone i comuni dovranno pagare molto di più di quello che avrebbero pagato se avessero finanziato lo smaltimento”.

Di chi è la responsabilità di questo disastro ambientale?

“Sugli incendi c’è la mano di chi si occupa della rimozione dei rifiuti combusti, delle aziende che fanno della rimozione del combusto il loro business. Ti faccio un esempio: al campo rom di Caivano fino a poco tempo fa c’erano centinaia di carcasse di frigoriferi, carcasse segnalate più volte negli ultimi tre anni. Dopo anni di silenzio qualche settimana fa la Regione ha deciso di impegnare 27mila euro per la rimozione di queste carcasse, rimozione che però non è mai avvenuta perché i frigoriferi sono stati bruciati. Intanto, però, ora i rifiuti combusti li stanno rimuovendo. Non c’erano i soldi per rimuovere i frigoriferi ma sono stati trovati per rimuovere i rifiuti combusti, operazione che comporta una spesa molto più elevata. Come mai!? Il business è lì!”

Cosa chiedete alle Istituzioni?

“Noi da anni chiediamo un sistema di videosorveglianza per controllare chi sversa i rifiuti in maniera illegale. Si continuano a stanziare fondi e a mettere in atto procedure di emergenza, quando orami gli incendi sono già scoppiati, il veleno già lo abbiamo respirato. Bisogna risolvere il problema alla radice. Bisogna controllare le aziende che smaltiscono illegalmente i rifiuti speciali. Bisogna sensibilizzare i cittadini e incentivarli a recarsi all’isola ecologica. Bisogna garantire il diritto alla salute alla nostra gente che continua ad ammalarsi di tumore con programmi di screening. Alle amministrazioni piace fare leggi, firmare accordi, convenzioni, firmare patti, ma alla fine non c’è nessuno che controlla che tutto questo venga fatto. Una delibera dell’ottobre 2016 prevedeva un cronoprogramma di interventi tra cui il fatto che i comuni dovessero, entro otto mesi, rimuovere completamente i rifiuti nei siti di sversamento segnalati… I comuni non lo hanno fatto, la Regione, che poteva agire con potere sostitutivo, non lo ha fatto. Oggi quei cumuli di rifiuti non rimossi sono diventati roghi tossici. C’è anche un’altra legge del 2013 che stabilisce “Misure straordinarie per la prevenzione e la lotta al fenomeno dell’abbandono e dei roghi di rifiuti”, ma non c’è nessun comune che la rispetta. Se il comune, come dice la legge, si fosse occupato della rimozione dei rifiuti per strada e la città metropolitana della pulizia delle erbacce, noi non saremmo arrivati a questo disastro ambientale”.

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